L’asse del male

DI ALFREDO FACCHINI

Alfredo Facchini

 

L’asse del male

Venezuela. Caracas. Due del mattino

Almeno sette detonazioni squarciano il cielo, accompagnate dal sorvolo di aerei a bassa quota. Sono bombe firmate Trump.
Negli ultimi giorni l’esercito statunitense aveva intensificato operazioni nel Mar dei Caraibi, dichiarando di aver preso di mira presunte imbarcazioni legate al traffico di droga. Venerdì, il Venezuela si era detto disponibile a un accordo con gli Stati Uniti su questo fronte. 24 ore dopo il bombardamento.
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Il presidente Nicolás Maduro ha sostenuto che l’obiettivo reale di Washington resti il cambio di governo e l’accesso alle vaste riserve petrolifere del Paese.
Gaza, Beirut, Teheran, Caracas. Cambiano le latitudini, restano identici i gesti, le giustificazioni. Caracas entra nell’elenco dei luoghi colpiti mentre si negozia, mentre si promette cooperazione. Prima le bombe, poi le versioni. Prima il fatto compiuto, poi il lessico che lo rende accettabile.
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È l’asse del Male: Stati Uniti & Israele. Bombardano tutti. Chi vogliono. Quando gli pare e piace. Non chiedono permesso. Il diritto internazionale un foglio strappato. L’eccezione è permanente, benedetta dall’idea che esistano vite sacrificabili.
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Il lessico è oliato, clinico. “Difesa”, “deterrenza”, “sicurezza”. Parole che scendono come napalm sulle mappe, cancellano quartieri, famiglie, nomi. La guerra è una procedura. Un atto routinario, trasmesso in diretta, commentato a distanza di sicurezza.
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Chi guarda deve scegliere da che parte stare. Non c’è neutralità mentre le città vengono macinate. Non c’è equidistanza quando l’aria è occupata da chi decide chi respira e chi no. L’asse del Male colpisce e chiama ordine ciò che è dominio. Colonialismo. Imperialismo. Il diritto del più forte.
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Il resto del mondo assiste inerte. Fino al prossimo cratere.
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Alfredo Facchini
3 Gennaio 2026