DI PAOLO DI MIZIO

La disfatta

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Nel marzo 2022, quando la guerra in Ucraina era in atto da poche settimane, un collega e amico, che mi vuole bene e che ha entrature negli ambienti diplomatici americani, mi telefonò:
“Paolo, non ti esporre. Stai attento. Le voci sono che la Russia sta per essere disgregata. Sarà travolta, questo dicono gli americani. Forse non accadrà, non lo so, ma loro ne sono convinti. In tutte le ambasciate americane in Europa si sono tenuti brindisi e party per la vittoria sulla Russia”.
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Lo ringraziai
Sapevo che lo diceva per il mio bene perché leggeva preoccupato i miei scritti – ma gli dissi che gli americani sbagliano sempre i conti nelle guerre, pertanto giudicavo più attendibili le mie personali analisi, artigianali ma concrete, che non quelle di tutte le agenzie di intelligence americane, e comunque – gli dissi – intendevo esprimere il mio pensiero liberamente, senza opportunismi e restrizioni alla verità. In effetti, in quei giorni ciò che il mio amico mi diceva era di comune dominio negli ambienti atlantisti. Ricordate Beppe Severgnini? “Un paese povero contro i 30 o 40 paesi più ricchi del mondo. Non c’è partita!”. Era un vero indicatore del pensiero occidentale.
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Oggi la Russia è riemersa dall’incubo della disfatta
Diasfatta che aleggiava in quei giorni, ha rintuzzato le feroci sanzioni economiche, ha respinto la controffensiva del 2023 e avanza su tutta la linea del fronte, mentre l’intera Nato, l’alleanza militare più grande e agguerrita di tutti i tempi, pur contando su un enorme esercito di proxy – 900.000 soldati ucraini contro i 620.000 della Russia – ha scoperto di non avere le forze per contenere la Russia, un Paese che conta solo su stesso e sul timido (ma vitale) appoggio economico della Cina e sui limitati aiuti militari di due paesi come la Corea del Nord e l’Iran..
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Dopo quattro anni,
L’esercito per procura della Nato è in ritirata su tutti i 1.500 km del fronte e le diplomazie occidentali cercano disperatamente una tregua per riorganizzarsi e fermare l’avanzata russa, mentre l’America di Trump si è sganciata dall’onda bellicista e ha lasciato il cerino acceso nelle mani degli stolti europei. Beppe Severgnini è il simbolo mediatico di questa disfatta militare, politica, morale ed epocale.
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Paolo Di Mizio
30 Dicembre 2025