Sono stato comunista tutta la vita

DI GIANCARLO SELMI

Giancarlo Selmi

 

Sono stato comunista tutta la vita

A un certo punto mi sono reso conto che il comunismo, quello di Marx, era difficile da realizzare e che, nonostante i tentativi, non si fosse realizzato.
A quel punto, realisticamente, ho smesso di considerarlo una opzione di forma di stato, ma sono rimasto con quella splendida, secondo me, ideologia nel cuore. Perché l’ideologia comunista non è invidia, era, nelle intenzioni di chi l’ha inventata, condivisione, amore, diritto. Era distribuzione, era parità, era meritocrazia, era pari opportunità. Era la morte delle differenze, del razzismo, della prepotenza del potere economico, del sopruso.

Non è stato così per tanti motivi, inutile parlarne

Ma quello era e rimane l’intento. E per me, cristiano nel midollo, è la riproposizione laica del pensiero di Cristo. O, almeno, qualcosa che gli somiglia moltissimo.
Era comunista Berlinguer, secondo me il migliore politico mai apparso nella scena politica italiana. E, a parte i comunisti (aggiungo Togliatti, Pajetta, Ingrao e tanti altri che hanno contribuito a fare grande questo Paese), il pensiero socialista ha influenzato la formazione di grandi uomini e donne.
Penso a Nenni, Pertini, Lombardi solo per esempio, prima che Craxi gettasse nel cesso una storia gloriosa. I cattolici di sinistra hanno creato il welfare italiano. Tina Anselmi, Donat Cattin, Fanfani, Moro e tanti altri.

Ma sono un “povero comunista”?

Dopo aver visto saltellamenti e aver ascoltato la signora Bernini, sono costretto a farmi una domanda:
Sono un “povero comunista”?
Devo vergognarmene?
Sono inutile?
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Dichiaro, per onore della verità, che sono povero e comunista, quindi rispondo affermativamente alla prima domanda.
Respingo sdegnosamente la seconda perché non mi vergogno di essere povero e neppure comunista.
Alla terza domanda non so rispondere. Perché non conosco e non riesco a capire il concetto che di “utilità” ha la signora Bernini.
Ogni giorno mi alzo e lotto per la qualità di vita di un piccolo disabile, posso essere definito “inutile”?
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Ma se questo fosse il metro di giudizio della signora Bernini e, pare ormai chiaro, degli esponenti di questo cialtrone e cafone nuovo potere italiano, era quindi
fu inutile Berlinguer, fu inutile Togliatti?
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E poi la madre di tutte le domande: quanto è inutile lei, la signora Bernini?
Seguita da altre conseguenti domande: da dov’è uscita? Quali sono i suoi talenti? Quali le sue capacità? Per quale merito è seduta su una poltrona che le concede il potere di rovinare la vita degli universitari italiani e di rispondere in quel modo a un ragazzino di 19 anni, che vorrebbe solo formarsi e costruire la sua vita, nel paese nel quale è nato?
Bah… Mi piacerebbe che lo spiegasse. Ma forse è inutile, le risposte le ho già e sono tutte nelle foto.
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Giancarlo Selmi
16 Dicembre 2025