DI ALFREDO FACCHINI

Tranquilli, la povertà è in buone mani

«Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. Con la destra al governo non vedrà mai luce», scrive in queste ore sui social la ducetta.
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Un vanto, non un’ammissione. Una dichiarazione di appartenenza di classe, fatta da chi difende il privilegio come se fosse un diritto naturale. Una dichiarazione che non sorprende, che certifica la cifra politica di un’epoca: la difesa orgogliosa della razza padrona/predona, elevata a programma di governo.
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Del resto aveva esordito appena insediata cancellando il reddito di cittadinanza, bollandolo come “metadone di Stato”. L’evasione fiscale? Un “pizzo di Stato”.
L’offesa che diventa codice politico, la povertà un delitto, la ricchezza un’ideologia. Nel frattempo mentre questa faccendiera twitta, Oxfam America fotografa il mondo per quello che è: i dieci miliardari più ricchi degli Stati Uniti hanno guadagnato in un solo anno 698 miliardi di dollari, l’intero Pil del Belgio.
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Dieci persone – Musk, Bezos, Zuckerberg, Ellison, Buffett, Page, Brin, Ballmer, Gates, Bloomberg – possiedono quanto un continente.
Una oscenità. Mentre milioni di cittadini arrancano tra affitti, mutui, debiti sanitari, stipendi fermi e welfare smantellato. Negli stessi dodici mesi, la spesa militare americana ha raggiunto i 900 miliardi di dollari.
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La democrazia d’Occidente è sempre più cosiddetta. È vetrina, una pura formalità. A dominare sono le stesse poche mani che controllano le piattaforme, i flussi di dati, le borse.
La politica è subordinata, ridotta a braccio amministrativo del neocapitale. E l’Italia, da buona colonia economica, fa i compiti. Prima quelli di Bruxelles, e poi fa da scudo delle neooligarchie.
Nel 2024 le multinazionali americane hanno versato al fisco appena 455 milioni di euro. Le piccole e medie imprese italiane, 24,6 miliardi. Due cifre, due mondi: chi comanda non paga. Chi lavora, tiene in piedi la baracca.
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La classe media si assottiglia. Il salario si dissangua, il lavoro si frantuma, la precarietà è il nuovo contratto sociale.
L’intelligenza artificiale promette efficienza ma cancella vite.
Il welfare crolla, la sanità si paga, la scuola si svuota, i giovani fuggono. Gli Stati europei tagliano diritti per comprare armi per obbedire al mastino americano. E il capitalismo continua a raccontare la sua favola: che la ricchezza “gocciolerà” verso il basso. Non è mai successo.
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Oggi l’uno per cento dell’umanità possiede quasi metà della ricchezza mondiale. È il vero governo del pianeta: un potere che non risponde a nessuno ma decide tutto.
Non serve invocare nostalgie o espropri: serve coraggio politico.
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Tassare i grandi patrimoni non è un’eresia, è una necessità inaggirabile. Redistribuire la ricchezza è la prima condizione per evitare il collasso.
Quella a cui stiamo assistendo è una colossale redistribuzione della povertà. O la si ferma, o a chi ha sempre di meno resta la tassa più feroce: vivere.
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Alfredo Facchini