DI ORSO GRIGIO

La vena gonfia

Non ho voglia di scrivere perché siamo talmente intossicati di vuoto e sommersi di mer*a che non vedo filtrare più nessuna traccia di speranza e non sarebbero certo le mie caz*ate a migliorare le cose.
Però quando mi si gonfia la vena oltre il limite devo farlo per forza.
Come terapia salvavita.
E lo faccio per dire alla nostra amatissima presidenta e a quell’altro pellegrino che oggi si permettono entrambi di fare ironia sulla data dello sciopero, con l’evidente scopo, piuttosto squallido ma adatto al loro essere, di titillare i sensi del loro simpaticissimo elettorato, che lo sciopero non è un divertimento, un pic-nic fuori porta, non è una festa o una cena con gli amici. Lo sciopero, branco di incapaci scappati di casa, che fate di arroganza, violenza e bullismo le sole vostre cifre distintive, è un diritto costato dolore e sangue, anche se la sola parola “diritto” capisco che vi vada di traverso quando è riferita agli ultimi, ai nati dal c*lo, quelli di cui non vi importa un accidenti.
Oppure volete essere voi, che il lavoro vero non sapete nemmeno cosa cacchio sia e di quei problemi non vi frega niente, a concedergli la possibilità di scioperare secondo come aggrada a lorsignori e lordame, di essere voi a decidere se possono scioperare, quando devono farlo e con quali modalità?
Lo sciopero è un sacrificio e se lo pagano da soli, qualora questo dettaglio vi sfugga. Ha un costo enorme sugli stipendi di me*da che quei lavoratori prendono e che con la vostra schifa di manovra sono rimasti della stessa sostanza, visto che avete favorito solo quelli da cinquantamila euro in su (e non ci voleva certo l’Istat per accorgersene e far cadere tutti dal pero, bastava saper leggere quei numeri). A quei lavoratori, da decenni ultimi in Europa e con qualsiasi governo, non dovreste rompergli troppo i cog*ioni perché, come dice il poeta, alla fine anche le formiche si incazzano.
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Orso Grigio