Perseguitata  nel silenzio complice del Governo del Paese di cui è cittadina

DI MARIO IMBIMBO

 

Perseguitata  nel silenzio complice del Governo del Paese di cui è cittadina

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“Se mia figlia mi offre un caffè rischia vent’anni di carcere”.
Con questo esempio, che pare surreale, Francesca Albanese descrive gli effetti delle sanzioni Usa contro di lei, accusata addirittura di essere una minaccia per l’economia globale.
Non può aprire un conto corrente, non può viaggiare liberamente, non può svolgere il proprio mandato presso le Nazioni Unite nella pienezza dei suoi poteri. Perché chi dovesse avere rapporti economici con lei è passibile di durissime sanzioni da parte degli Stati Uniti. Una persecuzione!

Questo nel frattempo che i criminali di guerra del Governo israeliano

Netanyahu, Ben Gvir, Smotrich, sono liberi di andare dove vogliono, liberi di dire ciò che vogliono, di teorizzare apertamente deportazioni e pulizie etniche, di minacciare chiunque. E Francesca non ha mai minacciato, ucciso né perseguitato nessuno, non porta sulle sue spalle altro peso se non quello di aver svolto – con serietà e passione – il suo lavoro di relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani in Palestina, di aver denunciato le interconnessioni fra l’economia globale e il genocidio di Gaza.

E il governo italiano tace, complice

E resta sempre il fatto che sanzionare e aggredire Francesca Albanese, nel silenzio complice del Governo del Paese di cui è cittadina, mentre in Palestina giacciono sul suolo i corpi di 20 mila bambini, mentre si deportano milioni di persone, si spara sui rifugiati e si proclama l’annessione di altri 45 kmq di Cisgiordania, significa davvero che siamo arrivati oltre la soglia di rottura di ogni principio di civiltà e di ogni plausibile idea di giustizia. Se questo è il Mondo che qualcuno ha in mente state pur certi che ci sarà sempre, dall’altra parte, chi si ribellerà e continuerà a testa alta a lottare per la democrazia e la libertà.
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Mario Imbimbo
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