DI MARIO PIAZZA

Il sionismo spiegato ai miemi nipoti

Non tutti gli ebrei sono semiti e non tutti i semiti sono ebrei, ne consegue che definire antisemita chi ha in odio lo stato ebraico (così si autodefinisce Israele) è una solenne sciocchezza o meglio un subdolo tentativo di associare questa avversione alle teorie naziste. Ovviamente Hitler e compagni non potevano provare alcuna avversione per Israele per il semplice fatto che durante il nazismo lo stato ebraico ancora non esisteva.
Per trattare la questione con un minimo di obiettività occorre per prima cosa seppellire quel vocabolo incrostato di infamia e usare solo quello che davvero rispecchia l’avversione verso Israele e le sue ambizioni politiche: l’Antisionismo.
Il Sionismo moderno (fondato da uno che semita non era affatto) è l’assurda pretesa di considerare proprietà di un immaginario “popolo eletto” la Palestina, una terra che nel corso dei secoli è stata dominata da cananei, egizi, israeliti, filistei, assiri, babilonesi, romani, bizantini, arabi, crociati e ottomani. Come se noi discendenti degli antichi romani pretendessimo di governare l’Inghilterra meridionale o se i pronipoti di Alessandro il Macedone accampassero diritti su tutto il Mediterraneo.
Questa assurda commistione di storia, politica, religione, colonialismo, razzismo e avidità che chiamiamo Sionismo non è rimasta un sogno perverso nella mente dei suoi inventori ottocenteschi, con la proclamazione dello stato di Israele si è trasformata in una tragica realtà.
Nei suoi 77 anni di vita lo stato ebraico in nome del sionismo ha causato ben tre guerre aperte, occupazioni, repressioni sanguinose, deportazioni di massa, omicidi mirati e stragi indiscriminate fino all’odierna apoteosi del Male: il genocidio di un intero popolo e la distruzione di tutto ciò che possedeva.
Per questo e non per altro essere Antisionisti non è una scelta di campo, è un dovere morale che tutti dovrebbero sentire.
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Mario Piazza