DA REDAZIONE

ANTONIO CIPRIANI da REMOCONTRO
“C’è chi si sorprende di fronte al fatto che gli epigoni di quelli che ieri reggevano il bordone ai nazisti, facevano le spie per loro, denunciavano partigiani e indicavano dove si nascondessero gli ebrei, aiutando le SS a meglio organizzare la deportazione nei campi di concentramento, oggi puntano il dito accusando mezzo mondo di antisemitismo.”
Capito? I figli e i nipoti di quelli col busto del Duce a casa e che vantano travestimenti nazisti e cimeli nostalgici, oggi spavaldi come mai sono i più grandi sostenitori dei criminali che si fregiano dello sterminio di bambini, donne, civili inermi, della distruzione di scuole, ospedali e case, della deportazione di una popolazione allo stremo, affamata e umiliata. Anzi, quando possono, si ispirano alle bizzarrie di Trump e alla ferocia di Netanyahu anche in salsa nostrana.
Non bisogna sorprendersi. Paradossalmente vantano anche una certa coerenza. Sono sempre dalla parte dei suprematisti, razzisti e invasati da una qualche forma di religione feroce. Parteggiano per i feroci contro gli inermi, per i ricchi contro i poveri, per chi asfalta, devasta, fa carneficina di animali e contro chi studia, pensa che i diritti siano per tutti, fa solidarietà.
Forti con i deboli e deboli con i forti. Questo erano, questo sono e saranno.
Sono un problema. Ovvio, vista la democrazia sempre meno democratica in cui viviamo, tentativi di repressione e l’evidente camicia nera culturale che cercano di far indossare a un paese non fascista. Ma almeno sappiamo chi sono e com’è la pensano, conosciamo le loro scelte di un mondo peggiore, belluino, inquinato, ingiusto.
La questione è che gli altri ci preoccupano. Quelli che pensano di vivere in una democrazia compiuta, che ascoltano le verità dei media come fossero oggettive, per lo meno verificate in quanto verità e non dettate a braccio e vestite a festa da criminali assassini. Nella storia svolgono anche loro un ruolo. Con il silenzio complice, adeguandosi alla narrazione tossica. Quando ammazzano a sangue freddo un giornalista di Al Jazeera lo definiscono – a primo istinto, secondo le veline israeliane, note fonti affidabili – giornalista-terrorista; poi di fronte alla rivolta dei lettori e dei cittadini ci ripensano e cancellano la vergogna (che comunque resterà).
Quest’ultimo esempio per dire che comunque ci sono ancora tanti cittadini che non obbediscono al gioco assurdo della propaganda e dell’obbedienza a qualunque forma di ottusità e volgarità espressa dal potere. Sono quelli che credono nella democrazia e nella partecipazione, che non si battono sui social o nelle raccolte firme virtuali, ma nella vita di ogni giorno, dando esempio di cultura, libertà e spirito critico nell’azione quotidiana.
E sono tanti. Siamo tanti, molti di più dei criminali e dei loro tagliagole, molti di più dei loro galoppini, degli urlatori di fandonie a gettone che invadono i media, di quelli che fondono arte e cultura e di fronte alle posizioni più fasciste, becere e suprematiste fingono disinteresse etereo, pensano che il problema sia un altro (è sempre un altro per i pavidi), esprimono decise posizioni alla camomilla tessute da luoghi comuni penosi.
“Siamo molti di più e dobbiamo tenerci da conto, agire insieme per il bene comune, smetterla di chiudersi nelle scatolette virtuali e agire nella realtà. Col poco e con niente che possiamo, ma facendo del pensiero un’azione e non dell’indignazione un click che la esorcizza e ci mette a posto con la coscienza.”
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Articolo di Antonio Cipriani dalla redazione di

24 Agosto 2025