Femminicidi: una lista che si allunga sempre di più, e la sicurezza è affidata alle chiese e/o alle farmacie 

DI BARBARA LEZZI

BARBARA LEZZI

 

Femminicidi: una lista che si allunga sempre di più, e la sicurezza è affidata alle chiese e/o alle farmacie 

Lei era Tiziana, aveva 54 anni ed è stata uccisa a coltellate dal suo ex marito. Tiziana era madre di sei figli, aveva denunciato il suo assassino al quale era stato applicato il braccialetto elettronico che, ancora una volta, ha fallito.
Molti degli uomini che ammazzano le loro ex compagne, sono persone frustrate che scaricano il peso dei loro fallimenti – veri o presunti – addosso alle donne che hanno accanto. Non possono sopportare che l’oggetto del loro sfogo possa avere il coraggio di liberarsi o addirittura avere la volontà di darsi un’altra opportunità di vita. Per loro è insopportabile e la rabbia diventa insaziabile. Almeno in casa devono averla vinta, devono esercitare la loro supremazia.

Quando le donne denunciano, attraversano un campo minato

E l’unica maniera per salvarle è fermare l’uomo che le perseguita. Ora si conoscono bene le dinamiche dei femminicidi, non è più accettabile che non ci sia una risposta concreta che metta le vittime al sicuro.
Non è accettabile, punto. Ora si sa che il braccialetto elettronico non basta. Si deve agire, subito.
Lo so che esiste il problema del sovraffollamento delle carceri ma so che stiamo sovraffollando i cimiteri di donne che volevano solo vivere. E allora, mi chiedo, perché le soluzioni accelerate non si usano per individuare nuove carceri? Abbiamo fatto centri in Albania, abbiamo progettato ponti unici al mondo e ancora non abbiamo creato un sistema di difesa per le donne alle prese con uomini violenti.

Ministro Nordio, grazie per il suggerimento che ha dato alle donne perseguitate

Grazie per aver fatto presente che potrebbero nascondersi in una farmacia o in una Chiesa ma, come ormai dovrebbe sapere, non è un metodo che funziona. Tiziana non ce l’ha fatta a correre in una farmacia. Che dice, rivediamo tutto prima che arrivi il prossimo lutto? O dobbiamo rassegnarci?
.
Barbara Lezzi