DI ALFREDO FACCHINI

I complici dei carnefici



Il ministro delle Guerre, Crosetto, si sveglia una mattina di agosto e ci dice che «il governo di Israele ha perso razionalità e umanità». Come se fino a un minuto prima il governo Netanyahu fosse stato un campione di equilibrio e compassione. Un sussulto ridicolo, accompagnato dal nulla cosmico.
Non c’è niente di più osceno di un Paese che finge indignazione mentre ingrassa le casse di chi bombarda. Le sue stesse casse. Perché Leonardo — fiore all’occhiello italiota dell’industria militare (30% statale) — non ha mai smesso di fabbricare armi per lo Stato terrorista di Israele.
E così, mentre anche la Germania interrompe le esportazioni militari verso Tel Aviv, l’Italia fa orecchie da mercante. Tanto da opporsi alla sospensione del Memorandum commerciale con Israele.
Sul riconoscimento politico della Palestina, neanche a parlarne: sarebbe “prematuro”. E mentre la Striscia viene rasa al suolo, abbiamo un vicepremier mangiasagre, che si fa premiare con tanto di targa da Tel Aviv, nei locali del Parlamento.
Chi oggi siede al governo non è spettatore di un genocidio: è parte integrante del meccanismo che lo rende possibile. E la verità è che ogni missile su Gaza porta un po’ del nostro Made in Italy.
Finché l’Italia non interromperà forniture militari, rapporti commerciali e complicità diplomatica, ogni parola di condanna, ogni sussurro resterà infima propaganda. E allora basta: o si sta con chi subisce l’oppressione o si è complici di chi la infligge. Non esiste terza via, non c’è neutralità in un genocidio.
Meloni, Salvini, Tajani: i vostri nomi resteranno incisi nella memoria come quelli di chi ha scelto di stare dalla parte dei carnefici. C’è solo vergogna. E quella, a differenza dei vostri incarichi, non scadrà mai.
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Alfredo Facchini