DI LEONARDO CECCHI

Chi l’avrebbe mai detto?
L’Europa ha – vivaddio – bocciato il piano di Salvini sulle concessioni balneari, minacciandoci di aprire una procedura d’infrazione (e meno male) se dovessimo portarlo avanti.
Dopo decenni, a volte persino lustri, di redditizio usufrutto di concessioni pubbliche al prezzo di un paio di abbonamenti streaming, Salvini pretendeva che chiunque se le fosse aggiudicate con le nuove gare risarcisse i precedenti gestori anche per le tende e addirittura per i “beni immateriali”.
Siamo allo spiritismo, all’antimateria
Si voleva che i subentranti dovessero pagare per “l’avviamento” (magari avvenuto nel 1795, alle porte della campagna d’Italia di Napoleone, data la storicità del privilegio balneare) e clientela fidelizzata. Su come calcolare la fregatura, ovviamente: sarebbero state compensazioni mostruose.
Il principio è semplice
Se per cinquant’anni hai accumulato enormi ricchezze grazie a concessioni date davvero a canoni vergognosamente bassi e con uno Stato che ti ha consentito di trattare quella spiaggia pubblica come se fosse un feudo personale, oggi ti accontenti e ti prendi il risarcimento se due anni fa hai fatto una piscina a tue spese.
Basta corporativismo, basta caste, basta privilegi insopportabili.
E questi si dicono pure liberali, eh.
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Leonardo Cecchi