L’avamposto culturale

DA REDAZIONE

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Antonio Cipriani da REMOCONTRO –

Da quando non faccio il giornalista mi batto sulla strada della nostra epoca come libraio e attivista. Molti dei Polemos seguono la traccia di questo “fare del pensiero un’azione”, parlano della pratica quotidiana della resistenza e della costruzione di utopia concreta. È stato un modo – cambiare vita – per restare fedele al sogno di bambino: credere in un mondo migliore. Nella realtà, non virtualmente e a suon di fanfare retoriche. Oggi vi racconto come il nostro avamposto culturale sta celebrando il dono dell’incontro, aprendo a relazioni sul territorio e cooperando con tutte le realtà che credono nel bene comune e si battono per costruirlo.

“Il nostro spazio di libreria e incontri, Vald’O, è piccolo e non crescerà. È destinato a restare un “avamposto culturale”, segreta palese formula magica che vuol dire: luogo che custodisce testimonianze anticipatrici. Quindi spazio fisico in cui dialogano cura e futuro, innovazione e passione. Sempre, necessariamente, nel dono dell’incontro.”

Su una piccola lavagna all’entrata di Vald’O, nel cuore di un paese che si chiama San Quirico d’Orcia, c’è scritto: i luoghi che nutrono memorie coltivano comunità. Nutrire memorie, custodire testimonianze anticipatrici. Coltivare comunità, creare il terreno fertile dove il seme portato dal vento della libertà nella storia possa aver senso. Generare partecipazione e consapevolezza, tornare all’ascolto reciproco che non si nutre di slogan né di quella volontà di annientamento del pensiero differente che regola oggi la nostra società.

Propugnacolo in terra ostile

L’avamposto culturale non è un propugnacolo in terra ostile, anche se il mondo è in equilibrio criminale sulla ferocia che rivendica con armi e potere verità assolute; è il sottrarsi dalla furia del tempo, dall’ottusità delle cose necessarie e obbedienti, spesso scintillanti e convincenti. È essere culturalmente dis-organici nell’epoca del capitalismo cognitivo, mediatico. È il sottrarsi con la delicatezza del poco e del niente, della parola salvata e del diritto a poter continuare a spezzarla come pane. Perché bruci e non si spenga rendendo i nostri cuori di ghiaccio.

Per continuare a costruire quell’utopia concreta che possa sopravvivere e non farci vergognare, mettendo insieme, tenendoci da conto, chi si batte per un mondo migliore, giorno dopo giorno, nelle nostre strade, nel lavoro, nella solidarietà e nel volontariato, coltivando e facendo della propria esperienza testimonianza di futuro.

“Ps
Tra ieri e oggi abbiamo messo insieme narratori. Persone che rappresentano associazioni, volontariato, cooperative di comunità, consorzi, artiste, tra l’Umbria e la Toscana: per prendere la parola, ascoltare e ascoltarsi, conoscersi e collaborare. “Teniamoci da conto” la richiesta. Perché non siamo soli, non siamo pochi, non siamo sconfitti. Abbiamo valori che vanno oltre il profitto e il successo. Ognuno può e deve fare la sua parte, non impugnando un telefonino, ma impugnando la bandiera della propria vita.
Occorre continuare a lottare, insieme, per restare umani”

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Articolo di Antonio Cipriani dalla redazione di
19 Luglio 2025