Corruzione e autoritarismo in Ucraina denuncia il Financial Times

DI PIERO ORTECA

REDAZIONE

 

Da REMOCONTRO –

Mentre l’Unione Europea si svena (e rischia la Terza guerra mondiale) per combattere assieme all’Ucraina, a Kiev litiga sulla ‘trasparenza’. Sulla fine ingloriosa di parte deii nostri miliardi di euro di aiuti. E poi la ricostruzione. La denuncia dell’austero Financial Times contro il Presidente ucraino Zelensky.

Financial Times rompe il silenzio stampa

In un articolo apparso ieri, con grande evidenza, sul prestigioso quotidiano britannico, si riportano con dovizia di particolari tutte le pesanti accuse di ‘autoritarismo’, contro il presidente Zelensky ed il suo ‘cerchio magico’, che stanno agitando in questi giorni Kiev. Si tratta dell’ennesima crisi politica, legata alla piaga della corruzione, che però il resto della stampa occidentale pare ignorare. Anche se il ‘nocciolo duro’ della questione, da cui parte l’analisi del FT, è relativa, per prima cosa, ai ‘poteri di guerra’ del Presidente. Insomma, la legge marziale, gli consente di colpire chi vuole, a cominciare ovviamente dai suoi avversari. Nel titolo del Financial Times, Volodymyr Zelenskyy viene accusato di aver preso una direzione autoritaria, dopo le incursioni anti-corruzione da lui ordinate. Politici, attivisti e diplomatici affermano che il leader ucraino «favorisce i lealisti e usa i poteri di guerra contro i critici». E a guardare da vicino quello che ha fatto Zelensky, nascono molti dubbi, se non veri e propri sospetti.

Avversari scomodi

Secondo l’articolo del FT, infatti, gli agenti spediti dal governo hanno preso di mira due personaggi politicamente ‘scomodi’, che la corruzione l’hanno sempre denunciata. Anche per i ruoli istituzionali che ricoprivano. In definitiva, sono stati colpiti i ‘controllori’ del gigantesco sistema ucraino di spesa pubblica (soprattutto militare). Non è una novità e nemmeno propaganda di Putin. Le classifiche mondiali sulla trasparenza parlano chiaro: l’Ucraina è il Paese più corrotto d’Europa. Se calcolate tutti i miliardi che l’Occidente sta mettendo in questa sorta di sanguinoso ‘bancomat della guerra’, vi renderete conto del perché a Kiev ci si possa anche azzannare.

Autoritarismo corrotto

«Le incursioni anticorruzione ai danni di importanti personalità ucraine – scrive il FT – e le misure volte a favorire i lealisti che ricoprono posizioni di rilievo, hanno portato ad accuse secondo cui il governo del Presidente Zelenskyy sta scivolando verso l’autoritarismo. Zelenskyy e i suoi principali collaboratori devono affrontare accuse da parte di politici, attivisti e diplomatici, secondo cui starebbero utilizzando poteri straordinari concessi dalla legge marziale per mettere da parte i critici, mettere a tacere i leader della società civile e consolidare il controllo». Niente di nuovo sotto il sole. «Volodya» è un capo tutto d’un pezzo, stizzoso e un tantino ombroso. Non vuole potenziali rivali tra i piedi. Combatte i russi, certo. Ma la mentalità si porta appresso, forse per osmosi, un certo imprinting sovietico. Resta famoso il siluramento del più carismatico dei suoi generali, Valeri Zaluzhny. «La riorganizzazione del comando militare da parte di Zelensky – scriveva il Washington Post – intesa come un rinnovamento, rischia di provocare reazioni negative». Uscendo dai formalismi e andando alla sostanza, il giornale americano citava la testimonianza di un alto funzionario ucraino (anonimo), che aveva assistito, al teso faccia a faccia tra il Presidente e il capo delle sue Forze armate. Le divergenze erano state ‘ad ampio spettro’, sia organizzative che operative.

Zelensky contro Zaluzhny

Pesanti alcune delle valutazioni fatte da Zaluzhny, proprio perché venivano da un tecnico militare particolarmente stimato, anche in Occidente. Secondo il Washington Post, durante la conversazione il generale aveva detto che «un rapido miglioramento delle posizioni dell’Ucraina, sul campo di battaglia, è improbabile». Aveva poi aggiunto che, per cercare di riconquistare i territori perduti, bisognerebbe agire imponendo una coscrizione di massa. «L’esercito di Kiev, aveva proseguito il generale, ha bisogno di arruolare almeno un altro mezzo milione di uomini. In caso contrario, le possibilità di vittoria sarebbero nulle. Si tratta di un impegno che il Presidente Zelensky, però, si rifiuta di prendere ancora oggi, per ragioni politiche e di consenso popolare. La questione degli organici, tuttavia, è di capitale importanza. Senza riserve adeguate, a lungo andare, bisogna arrendersi».

Sull’orlo della crisi politica

Oggi la crisi politica, però, si è fatta ancora più evidente. «Le proteste – sostiene il FT – sono aumentate da quando venerdì scorso alcuni agenti mascherati e pesantemente armati dell’Ufficio investigativo statale ucraino (SBI) hanno fatto irruzione nell’abitazione del noto attivista anticorruzione Vitaliy Shabunin a Kharkiv, sequestrando telefoni, computer portatili e tablet. Più o meno nello stesso periodo, investigatori dell’SBI e agenti armati hanno fatto irruzione nell’abitazione dell’ex ministro delle Infrastrutture Oleksandr Kubrakov a Kiev, sequestrando il suo cellulare e altri dispositivi. Le autorità hanno affermato che le perquisizioni erano collegate a indagini per corruzione». Strano, che un noto esponente della società civile, famoso per il suo impegno contro il malaffare, venga perseguito in maniera così accanita. E Shabunin parla di un autentico complotto. «Zelensky sta usando il mio caso per inviare un messaggio a due gruppi che potrebbero rappresentargli una minaccia. Il messaggio è questo: se posso perseguire Shabunin pubblicamente – sotto l’occhio dei media e nonostante il sostegno dell’opinione pubblica – allora posso perseguire chiunque di voi. Il primo gruppo è composto da giornalisti o attivisti che denunciano casi di corruzione, il secondo gruppo è costituito da militari».

In gioco la sua credibilità internazionale

Il problema vero, comunque, per Zelensky, non è il consenso in patria (i polls lo danno sempre tra il 70 e l’80 per cento), quanto piuttosto un’eventuale crisi di fiducia da parte dei generosi donatori europei. Che, comunque, dovranno rendere conto agli elettori di quello che fanno, rischiando di perdere l’osso del collo. “In Ucraina – conclude il Financial Times – il caso contro Shabunin ha scatenato l’indignazione della comunità riformista. I principali media indipendenti hanno pubblicato editoriali feroci. «Approfittando della guerra, Zelensky sta muovendo i primi, seppur sicuri, passi verso un autoritarismo corrotto», ha scritto il comitato editoriale di Ukrainian Truth, il notiziario online più letto nel Paese. «Una repressione del più famoso crociato anticorruzione del Paese non può aver luogo senza almeno l’approvazione silenziosa del presidente Zelensky, se non addirittura il permesso attivo», ha affermato il quotidiano in lingua inglese Kyiv Independent. I principali rivali politici del presidente hanno seguito l’esempio.

L’allarme del sindaco di Kiev

“Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha avvertito che «con il pretesto della guerra, le autorità perseguitano coloro che sono considerati scomodi: oppositori politici, amministrazioni locali, esperti, giornalisti e attivisti». L’importante adesso è che non si dica che pure il Financial Times, come tutti quelli che osano criticare qualcosa nel comportamento di Zelensky, «è stato arruolato da Putin per fare disinformacja».”

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Articolo di Piero Orteca dalla redazione di

18 Luglio 2025