DA REDAZIONE

Sandro Ruotolo dalla sua pagina FACEBOOK –
Nonostante Benjamin Netanyahu sia formalmente incriminato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, il Consiglio dell’Unione europea ha scelto ancora una volta di non agire. Ha deciso di non sospendere l’Accordo di associazione con Israele, ignorando mesi di massacri, fame e devastazione.
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Quasi 58.000 civili uccisi, di cui 17.000 bambini. Gaza affamata, distrutta, isolata.
Eppure, l’Unione europea continua a mantenere attivo un accordo commerciale che presuppone – nero su bianco – il rispetto dei diritti umani. E lo fa come se tutto questo fosse compatibile con i propri principi fondanti.
Noi non ci stiamo
Nel governo israeliano siedono ministri che parlano apertamente di “Grande Israele”, che mirano a cacciare i palestinesi dalla Striscia di Gaza.
Una strategia cinica e violenta che prevede lo spostamento forzato della popolazione in campi sigillati.
E noi? Parliamo, discutiamo, denunciamo
Ma quando arriva il momento di decidere, si sceglie sempre di non intervenire. Di non sospendere. Di non disturbare.
Questo non è equilibrio: è tacere anche davanti a Netanyahu, tollerando crimini di guerra, assedi e deportazioni.
L’Europa è sempre stata considerata la culla della civiltà. Oggi lo è sempre meno.
E in Italia?
Giorgia Meloni, impegnata a coltivare l’amicizia con Donald Trump, resta in silenzio.
Davanti ai crimini di guerra, alla fame usata come arma, agli aiuti umanitari bloccati, non prende posizione e non agisce.
Un silenzio che non è neutralità: è complicità.
Che altro dobbiamo aspettare? Quante stragi ancora? Quanti bambini senza cure, senza casa, senza futuro?
E soprattutto: cosa stiamo aspettando per riconoscere lo Stato di Palestina?
Sospendere l’accordo con Israele è un atto di giustizia.
È coerenza con il diritto internazionale, con i valori su cui si fonda l’Unione europea.
L’Europa non può continuare a restare a guardare.
Noi non saremo complici.
Noi ci batteremo perché l’Europa scelga di schierarsi dalla parte giusta: due popoli, due Stati.
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