La servitù

DI ALFREDO FACCHINI

Alfredo Facchini

 

La servitù

Al centro, il padrone di casa — Trump — con la sua espressione fiera da CEO dell’Occidente reazionario. Alle spalle, due utili idioti (uno con il cappello da secondino, l’altro con lo sguardo da maggiordomo d’ordinanza), mentre in primo piano — inchinata, in grembiule da cameriera — spicca la devota Giorgia.
È un fotomontaggio che racconta. Perché il “sovranismo” all’italiana è ormai solo questo: un costume di scena. Si fa la voce grossa con migranti e disoccupati, ma ci si inginocchia davanti a chi detta davvero le regole del gioco.

Si sforbicia quel che resta dello Stato sociale

ma si promette — con la benedizione della NATO — di destinare il 5% del PIL agli armamenti amerikani. Si accettano, zitti zitti, le tagliole dei dazi trumpiani al 30% sulle nostre esportazioni. Si grida all’indipendenza energetica, ma si compra gas liquido USA al triplo del prezzo russo. Frattanto, le bollette bruciano i redditi delle famiglie.

Senza contare tutto il resto

Le cure negate, il lavoro che manca, gli affitti insostenibili, le scuole cadenti, i treni in ritardo. La vita che si restringe.
E tutto questo con una complicità imbarazzante, che nemmeno Andreotti sarebbe riuscito a camuffare.

Meloni abbraccia Trump come una cheerleader della destra mondiale

convinta che basti mostrare i muscoli contro i più deboli per sembrare forte. Ma in realtà è l’esecutrice di una strategia che viene da fuori, con un solo obiettivo: usare l’Italia come base militare, mercato passivo e cassa automatica. Per il 4 luglio si erano tutti e tre messi in ghingheri davanti alla bandiera a stelle e strisce. Un quadretto perfetto per chi non perde mai l’occasione di festeggiare la libertà… altrui. Soprattutto se arriva dalla patria di Trump, il vero datore di lavoro spirituale di questa grottesca compagnia.

Per loro non ci sono dubbi:

la Costituzione americana conta più di quella italiana. L’articolo 1? Roba vecchia. Meglio il Secondo Emendamento.
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Alfredo Facchini