L’Unione non fa la Pace

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L’EDITORIALE di Davide Manlio Ruffolo dal giornale LA NOTIZIA –

L’Unione non fa la Pace.

L’Unione non fa la Pace

Tutti la invocano, salvo poi tirarsi indietro quando c’è da passare dalle parole ai fatti. Strano destino quello della pace, che dovrebbe essere la stella polare nelle crisi geopolitiche, a partire dal conflitto in Ucraina, ma che, da più di due anni a questa parte, resta sempre sullo sfondo, quasi fosse un fardello sporco da scrollarsi di dosso. Così accade che l’Unione Europea, che pur di fare un favore a Biden e Stoltenberg sta rinnegando la propria vocazione di comunità nata sulle macerie della guerra per scongiurare altre tragedie, ha lasciato l’iniziativa di pace nelle mani di Viktor Orbán, premier di un Paese – l’Ungheria – non certo in cima alla classifica del rispetto dei diritti, che ha preso armi e bagagli per recarsi a Mosca dall’amico Vladimir Putin.

Una provocazione bella e buona, come l’hanno bollata frettolosamente Ursula von der Leyen & C. per tirarsi fuori dall’imbarazzo per un’apertura al dialogo che “non è stata concordata” (e forse non è nemmeno voluta) con l’Europa. Un episodio che ha definitivamente tolto il velo dall’ipocrisia europea di quanti si appellano a fantomatici percorsi per porre fine alle ostilità, salvo poi continuare a inviare armi a Kiev e negare ogni forma di negoziato. Un cortocircuito che proprio Orbán ha reso palese quando ha detto, facendo spallucce, che “non è possibile arrivare alla pace stando comodamente seduti in poltrona a Bruxelles”.

Parole che più di fiumi di inchiostro dimostrano come nell’Ue manchi completamente una iniziativa diplomatica volta a far sedere Putin al tavolo delle trattative con l’arcinemico Zelensky. Uno scenario desolante in cui la sinistra europea, a proposito di pace, applaude all’elezione di Starmer nel Regno Unito, fingendo di ignorare che il primo ministro inglese ha già confermato piena continuità con la politica bellicista costata la débâcle dei Tory di Sunak. Sinistra che spera, non si capisce su che basi, anche che presto cambi la musica a Bruxelles, dimenticando che già dai top jobs si è capito come la nuova Ue è la copia carbone della vecchia.

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Dalla redazione del giornale
7 Luglio 2024