KOSOVO: ANCORA MANIFESTAZIONI, SENZA INCIDENTI. BORRELL: “BELGRADO E PRISTINA DEVONO NEGOZIARE”

DI CRISTIANO TASSINARI

 

Il capo delle diplomazia europea, Josep Borrell, condanna le violenze nel nord del Kosovo (feriti anche 11 militari italiani della forza di pace) e accelera sul dialogo tra Belgrado e Pristina, tra il presidente serbo Vučić e il premier kosovaro Kurti

Con nuove manifestazioni – stavolta senza incidenti – anche martedì nel nord del Kosovo (a Zvečan, Zubin Potok e nel municipio di Leposavic), il capo della diplomazia europea Josep Borrell ha chiesto un dialogo tra la comunità serba e le autorità locali albanesi, per evitare il ripetersi delle violenze di lunedì.

A Zvečan, una trentina di militari delle forze di pace della Nato (tra cui 14 italiani membri della KFOR, la “Kosovo Force”) e una cinquantina di civili sono rimasti feriti negli scontri con i nazionalisti serbi che protestavano contro la gestione di sindaci albanesi dei quattro maggiori comuni a maggioranza serba (oltre quelli citati prima, anche la zona serba, quella nord, di Mitrovica).

Previsto l’arrivo, da parte della Nato, di altri 700 soldati.

“L’Unione europea si attende che…”

Continua, intanto, l’impegno diplomatico dell’Unione europea e, in particolare, dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri, Josep Borrell.

“Come primo passo, mi aspetto che le autorità del Kosovo sospendano le operazioni di polizia, concentrandosi sugli edifici municipali nel nord del Kosovo, e che i manifestanti violenti si ritirino e continuino a impegnarsi con i due leader. L’Unione europea si attende che le parti agiscano in modo responsabile e si impegnino immediatamente nel dialogo agevolato dell’Ue per trovare una soluzione sostenibile alla situazione nel nord del Kosovo, che garantisca sicurezza e protezione per tutti i cittadini e apra la strada all’attuazione del nuovo accordo, sulla via della normalizzazione”.

Christine Olsson/Christine Olsson/TT

Josep Borrell davanti ai microfoni dei giornalisti.Christine Olsson/Christine Olsson/TT

Il presidente della Serbia, Aleksandar Vučić (53 anni) – che ha passato la notte con le truppe serbe di stanza in Kosovo – ha espresso le sue preoccupazioni in un incontro con gli ambasciatori dei paesi occidentali.

Per riprendere i negoziati, Vučić ha invitato Pristina e il primo ministro kosovaro Albin Kurti, innanzitutto, a rimuovere i sindaci albanesi dai quattro comuni a maggioranza serba.

Situazione sindaci

I nuovi sindaci di Leposavic e Mitrovica nord, due dei quattro maggiori comuni a maggioranza serba nel nord del Kosovo, sono stati regolarmente in servizio negli uffici dei rispettivi municipi.
Ne ha dato notizia il servizio in albanese di Radio Europa Libera.

Come è stato precisato, il sindaco di Leposavic, Ljuljzim Hetemi, di etnia albanese, è nella sede del comune da lunedì, dove è rimasto per ragioni di sicurezza tutta la notte.

Il suo collega del settore nord (serbo) di Kosovska Mitrovica, Erden Atic, che è di etnia bosniaca, non ha mai avuto problemi, essendo stato accettato dalla popolazione serba locale, e svolge regolarmente la sua attività lavorativa nella sede municipale a Mitrovica nord. Motivo questo per cui a Mitrovica nord non si sono registrate proteste dei serbi.

Iljir Peci, il nuovo sindaco di etnia albanese a Zvečan, teatro dei violenti scontri di lunedì, ha confermato da parte sua di svolgere la sua attività da un ufficio distaccato nel vicino villaggio di Lipa.

Il sindaco di Zubin Potok, Izmir Zeqiri, di etnia albanese, non si è presentato al suo posto di lavoro in Municipio, per evitare nuove tensioni.

I disordini di lunedì sono stati il peggior atto di violenza degli ultimi anni in Kosovo.
Da tempo sono in corso trattative sottotraccia tra Belgrado e Pristina, ma nessuna delle due parti sembra disposta a fare marcia indietro su una questione che ribolle da anni.

Arriva la Wagner?

Uomini del gruppo paramilitare russo Wagner sarebbero in viaggio verso il Kosovo, dove negli ultimi giorni è esplosa la tensione interetnica culminata nei violenti scontri di ieri a Zvečan, nel nord a maggioranza serba.

A riferirlo a Pristina è stata l’agenzia KosovaPress, ripresa da numerosi altri media kosovari.

Tutti hanno citato un tweet di ‘Terror Alarm‘, compagnia israeliana nota per la messa in guardia da possibili attacchi terroristici.

Il gruppo di mercenari Wagner, dichiarato organizzazione terroristica dall’Occidente e anche dal Kosovo, è stato più volte accusato di aver introdotto in passato propri uomini in Kosovo in concomitanza con le ricorrenti crisi che attraversano il piccolo Paese balcanico.
Da ultimo, alla fine dello scorso anno, durante il braccio di ferro tra Belgrado e Pristina sulla questione delle targhe automobilistiche.

Notizie sulla creazione di una sezione di Wagner in Serbia sono state smentite a più riprese dallo stesso capo del gruppo di mercenari, Yevgeni Prigozhin.

 

Articolo di Cristiano Tassinari, dalla redazione di

31 Maggio 2023

 

Foto di EURONEWS