LE DONNE MUOIONO DI VIOLENZA MASCHILE

DI PATRIZIA CADAU

PATRIZIA CADAU

 

Eliana Maiori, 41 anni di Chieti, mamma di due bambini, aveva chiesto aiuto ai servizi sociali.
Non è bastato a salvarla da una gragnuola di proiettili sul volto, sparati dal suo compagno.

Ho letto le dichiarazioni del sindaco del piccolo comune in cui si è consumata la barbarie e mi è parso di capire che non sapesse nemmeno di cosa si stesse parlando. “Una volta i problemi si risolvevano nella comunità, l’individualismo, il covid e la pandemia” dice, snocciolando una schidionata di luoghi comuni senza mai nominare la cosa per quello che è: la violenza maschile, endemica, trasversale e irriducibile sulle donne.

Non c’entrano niente i cambiamenti sociali: o meglio c’entrano nella misura in cui le donne acquisiscono autodeterminazione e il diritto di decidere per se stesse.
È in quel momento che la violenza maschile agisce per ristabilire l’ordine prestabilito.
Che non prevede che una donna decida per sé.
Che pretende, ancora, che una donna sia accondiscendente, servizievole, accudente.
Che sia disposta ad essere una proprietà a disposizione del volere e piacere maschile.
Che non abbia indipendenza.
Che la sua vita, come la sua morte, dipenda dalle decisioni altrui.

Le donne muoiono di violenza maschile.

E quando muoiono lasciano bambini orfani, in una catena del dolore e dell’orrore che non ha limite, anche perché l’impulso dominante è quello di normalizzare la violenza, ridurla e fenomeni isolati, considerarla normale e tutto sommato roba di pochi numeri.
Contro ogni evidenza, invece, parliamo di migliaia di persone solo nel nostro paese.

La violenza sulle donne ha dei responsabili:
chi la agisce e chi la nega sono sullo stesso piano, ed è per questo che fondamentalmente siamo quasi tutti colpevoli.