LA PRIMA (PASSERELLA) DELLA SCALA

DI SALVATORE GRANATA

REDAZIONE

 

Semplice. Un evento ipocrita, se rapportato al solo “piano politico”, come tanti altri (tipo il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica): gli applausi a Mattarella e le sfilate di alcuni politici o sedicenti pezzi grossi della società benestante, per me sono schiaffi al popolo e inutili narrazioni di vita mondana della nostra oligarchia elitaria.
Ovviamente non contesto il Teatro, l’arte dello spettacolo, o la Lirica, l’arte della musica, che sono diversi aspetti, manifestazioni della Cultura. Né i lavoratori della Scala.
Qualsiasi rappresentante delle istituzioni è semplicemente un privilegiato che ha l’onere e l’onore di rappresentare i cittadini.
Un miracolato che ha la fortuna di servire lo Stato. Finiamola con questo senso di superiorità, di “radicalchicchismo” alla grande fratello gossipparo.
Nessuno è superiore a nessuno. Anzi, chi si sente superiore poiché rappresenta le istituzioni, è solitamente sprovvisto di dignità e orfano d’intelletto. E sono parecchi quelli che se la tirano.
Le Prime, non passerelle ma visite reali (per risolvere concretamente i problemi), la farei agli ultimi, ai dimenticati, ai lavoratori e ai disoccupati, ai giovani e agli anziani, agli over 50 che hanno difficoltà a campare una famiglia e agli ammalati. Nelle periferie e dove c’è tanta sofferenza. Nelle Scuole, nelle Università e nelle strutture ospedaliere.
Siamo un Paese alla frutta senza una visione del futuro, del rispetto per il prossimo e sostanzialmente senza palle, non in grado di dare forti segnali di cambiamento rispetto alle solite e farsesche consuetudini, tra cui proprio la Prima della Scala con i relativi salamelecchi di stampa e tv per la presenza di certi ospiti.
E ripeto, al PdR, personalmente e come ogni anno, ma anche al PdC, a Fontana, a Sala, a La Russa, non faccio oggettivamente alcun applauso. E non per partito preso, ma per la loro carriera politica, che definirla “politica” fa già ridere di suo.
Dopo Pertini, come dopo Berlinguer, il nulla assoluto. Solo barzellette.