Renato Biagetti

RENATO

DI ALFREDO FACCHINI

Alfredo Facchini

 

Dicono che i fascisti non esistono più, ma non hanno mai smesso di uccidere. Non solo negli anni di piombo.
Hanno tolto la vita ad Auro nel ‘91, a Dax nel 2003, a Renato nel 2006, a Nicola nel 2008.
Ieri, Renato Biagetti, avrebbe compiuto 42 anni. Scrive Dario, il fratello di Renato: “Mi manca il nostro futuro, fatto di condivisione di ideali musica e vita. Per me non è mai facile raccontarti agli altri, ma con i miei figli un passo alla volta lo sto’ facendo, ed hanno capito già così giovani cosa è il fascismo“.

Renato sta per tornare a casa dopo un concerto sulla spiaggia di Focene, una frazione di Fiumicino. L’ultimo concerto della sua vita. Viene aggredito da due fascisti. 8 coltellate. Due al cuore. Letali. È morto così, Renato Biagetti, nella notte tra il 26 e il 27 agosto del 2006. Aveva 26 anni. Renato era un ingegnere fresco di laurea: ingegneria della robotica con specializzazione del suono. Frequentava “Acrobax”, il Laboratorio occupato che una volta era il “Cinodromo” di Ponte Marconi. Renato lo ricordano tutti come sempre in prima linea sul fronte dell’accoglienza e dell’antifascismo.

Chi ha ucciso Renato è sceso da una macchina con il coltello in mano e ha mirato al petto. Poi ha ferito chi era con lui: Laura, la sua ragazza e Paolo.

Non fu una rissa ma un’aggressione a freddo. Gli atti dell’indagine risultarono più chiari della manipolazione giornalistica che tentò di classificare il fatto alla voce: “rissa tra balordi”.
Stefania Zuccari, la madre di Renato: “Invece i fascisti Renato se lo sono sempre rivendicato nella maniera più becera e lo hanno sempre offeso: a partire da quando, dopo l’omicidio, a un paio di km da casa mia, c’era scritto “Acrobax uno in meno”“.
Un dossier compilato dopo la morte di Renato registra e segnala 134 aggressioni a sfondo razzista, omofobo e fascista compiute a Roma e nel Lazio tra il 2004 e l’estate del 2006.
L’autopsia riportò che la causa della morte era da attribuirsi alle coltellate al cuore “inflitte con estrema violenza tanto da lasciare il segno dell’elsa del coltello” sul corpo di Renato.
Gli assassini: uno è Vittorio Emiliani, 19 anni, di Focene, figlio di un maresciallo dei carabinieri, l’altro è Gioacchino Amoroso, 17 anni, di Nola.

Emiliani è stato condannato a 15 anni e 3 mesi di reclusione per omicidio volontario, mentre Amoroso, a sei anni e dieci mesi per omicidio volontario in concorso.

Mi chiamo Renato Biagetti. A me i fascisti non fanno paura. Non mi hanno mai fatto paura. Nemmeno quando mi hanno ucciso.
Quelli che mi fanno paura sono quelli che non dicono nulla, non vedono nulla, non sanno nulla. Quelli che ancora pensano che sono ragazzate o che “quelli come me se la sono andati a cercare”. Quelli che dicono che è folklore. Bandiere nere, svastiche, saluti romani“.