MANCANO GIGANTI COME ALDO MORO

DI TURI COMITO

TURI COMITO

 

Ho guardato “Esterno notte”. Al solito, ogni volta che mi imbatto nella storia di Moro e nei ruggenti anni ’70 mi vengono in mente due domande.

La prima: a parte quelli morti e quelli che hanno fatto carriera in tv, giornali, finanza, università, ecc. tutti gli altri, tutti quelli della rivoluzione “qui e ora”, quelle masse pronte a tutto per “tutto il potere al proletariato”, politicamente parlando, che fine hanno fatto? Quelli che ho conosciuto io (pochi) votano PD. Qualcuno Forza Italia.

Mah.
La seconda domanda.
L’epoca della vicenda aveva dentro di tutto: la guerra fredda; una politica italiana bloccata; il terrorismo di destra e di sinistra con bombe e sparatorie quotidiane o quasi; una società che nel passaggio traumatico dalla società contadina a quella industriale da quella dell’analfabetismo a quella della università di massa, non trovava un equilibrio; una burocrazia, un esercito, una polizia tra il reazionario e il fascistoide e moltissimo altro ancora.

Ora, in questo casino assurdo che al confronto oggi pare tutto una passeggiata di salute, ma possibile che Moro non smettesse di pensare a come sbloccare il sistema democratico portando dentro il governo il PCI per socialdemocratizzarlo?

Possibile che questo signore avesse una così alta idea della democrazia parlamentare e della necessità di fare governare anche quelli che ne erano esclusi, da sfidare tutto, in primis Chiesa e grumi di potere reazionario dentro il suo partito, ad ogni costo?
Possibile, sì, mi rispondo. Di fatto è accaduto.
Sta qui la differenza tra uno qualunque degli infiniti mediocri mezzo scemi – a destra al centro e a sinistra – che hanno vissuto e fatto politica e che vivono e fanno politica in questo paese e un monumento di intelligenza e di democrazia.