foto tratta da L'Ordine del giorno

IL LIBRO DI OGGI: L’ORDINE DEL GIORNO

DI ALBERTO BORGHESANI

REDAZIONE

 

Éric Vuillard è un meraviglioso ricamatore. Sferruzzando amabilmente, con ago e filo della più seducente arte affabulatrice, esegue uno spettacolare punto ombra, andando ad operare tra le pieghe della Storia (esattamente i mesi che precedono e seguono l’annessione forzata dell’Austria da parte di Hitler e i Patti di Monaco), evidenziando con colori vivaci e vividi particolari oscuri e reconditi che, intessuti, spiccano e ravvivano il bianco e nero degli eventi passati.

Giudizio apodittico tranchant: Vuillard è un Barbero senza la pedanteria di Eco.

“L’Ordine del giorno” è un libro breve ma disseminato di perle e di prosa davvero ben congegnata per mirare a cuore e cervello al contempo.

Dentro ci troverete Goering e Von Ribbentropp (autentico viveur, rappresentante di Champagne, amante del tennis, tanto da conquistarsi tra i maggiorenti del Reich il nomignolo di Von Ribbensnob) che ridacchiano compiaciuti nel risentirsi al processo di Norimberga, Grandi Industriali tedeschi finanziare il partito nazista con cieca e serafica tranquillità, Chamberlain cordiale affittuario di gerarchi nazisti di stanza a Londra, l’ironia amarissima di Walter Benjamin, panzer in panne proprio nel momento della marcia sull’Austria, capi di stato intimoriti e un Hitler più folle, furibondo e irascibile di quanto ci piaccia ricordare.

Si opprime la Storia, si pretende che metta in posa i protagonisti dei nostri tormenti, che ci presenti solo il profilo bello degli eventi. Non vedremo mai l’orlo sporco, la tovaglia ingiallita, le matrici degli assegni o le macchie di caffè. Eppure a ben guardare la fotografia in cui si vedono Chamberlain e Daladier a Monaco subito prima della firma, a fianco di Hitler e Mussolini, i primi ministri inglese e francese non sembrano molto fieri. Comunque firmano.
Dopo aver attraversato le strade di Monaco acclamati da una folla immensa che li accoglie col saluto nazista, firmano. Si vedono l’uno, Daladier, col cappello in testa, un po’ a disagio, che fa ciao-ciao, e l’altro, Chamberlain, che fa un gran sorriso con in mano il suo hat. L’instancabile artigiano della pace, come lo chiamano le cronache del tempo, è in piedi sugli scalini d’ingresso tra due file di soldati nazisti, in bianco e nero per l’eternità.
In quel momento il commentatore dell’epoca, ispirato, ci spiega con voce nasale che i quattro capi di Stato, Daladier, Chamberlain, Mussolini e Hitler, animati da una stessa volontà di pace, sono in posa per i posteri. La Storia restituisce commenti del genere alla loro derisoria nullità e getta su tutte le cronache future un discredito desolante.
Pare che a Monaco sia nata un’immensa speranza. Chi lo dice ignora il significato delle parole. Parla la lingua del paradiso, dove si dice che tutte le parole si equivalgano.
libro di Vuillard

Éric Vuillard, L’Ordine del giorno – Edizioni e/o