Maryam

MARYAM, UNA GRANDE IRANIANA

DI RITA NEWTON

Rita Newton

 

Forse non tutti sanno che dal 2018 il 12 maggio si celebra la festa delle matematiche, ovvero delle donne che hanno scelto con successo di specializzarsi in questa disciplina.
La scelta del 12 maggio è caduta sulla data di nascita di una donna eccezionale, Maryam Mirzakhani, una giovane iraniana laureatasi in matematica a soli 22 anni e morta a soli 40 per un cancro al seno, dopo aver effettuato studi e scoperte nel campo della geometria e della dinamica e aver insegnato matematica alle Università di Princeton e Stanford.
Mirzakhani ebbe la fortuna di crescere in Iran quando le donne dotate venivano incoraggiate a sviluppare i loro talenti ricevendo la migliore istruzione e venendo addestrate alla competizione e alla partecipazione alle Olimpiadi di matematica e di scienze.
Mentre era al liceo vinse due medaglie d’oro alle Olimpiadi internazionali della matematica e nel 1995 fu la prima studentessa iraniana a concludere le olimpiadi con il massimo punteggio.
Conseguì la laurea in matematica nel 1999 alla Università di Sharif di Teheran e proseguì con un dottorato ad Harvard concluso nel 2004, anno in cui divenne professoressa a Princeton.
Nel contempo effettuava ricerche che portarono nuova linfa alla matematica dimostrando congetture ed esprimendo con nuove formule il calcolo di spazi geometrici complessi.
La ricaduta del suo lavoro è vasta e di rilievo per gli studiosi della materia e mentre era docente a Stanford le fece conseguire il premio Field, prima iraniana nella storia.
Commento: “sarei felice se desse coraggio alle giovani scienziate e alle matematiche. Sono sicura che ci saranno altre donne che vinceranno questo tipo di premi nei prossimi anni“.
Morì il 15 luglio 2017. Un anno dopo, su proposta iraniana, il Congresso Internazionale delle Donne Matematiche stabilì che il 12 maggio, anniversario della sua nascita, fosse festeggiato in tutto il mondo come Giorno delle Matematiche.
In un articolo di Forbes che ricordava lei e le sue scoperte, tante per una vita così breve, il fisico Paul Halpern la definì Una luce nel buio.

 

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