Giulio

PREOCCUPATO, OCCUPATO, OCCUPABILE

DI GIANCARLO SELMI

Giancarlo Selmi

 

In questi giorni questo governo, il signor Meloni che lo presiede, i giornalai, ops giornalisti, che lo fiancheggiano, le orde di imbecilli in fila alle poste che ripetono pappagallescamente ciò che dicono i vari Senaldi e coro cantante, hanno aggiunto alla mia già difficile vita, un’altra preoccupazione: sarò io fra gli “occupabili”? Toglieranno a mio figlio Giulio le piccole risorse economiche che gli assicurano la sopravvivenza, per anticipare l’ingresso in pensione qualche anno prima a qualcuno?
Non c’è alcun dubbio, io sono occupabilissimo, anzi “occupato”. Occupato in un lavoro che mi impegna strenuamente per 24 ore al giorno. Un lavoro senza ferie, né giorni di riposo. Un lavoro che fa risparmiare un fracco di soldi a questo stato infame, che dovrebbe fare quello che faccio io, dovrebbe aiutarmi e, per effetto di leggi altrettanto infami e mancanza totale di sensibilità da parte di chi ci ha governato, inclusi il signor Meloni ed i suoi alleati, non lo fa.
Occupato nel soccorrere ed aiutare un bimbo speciale e sfortunato. Un disabile con una malattia rarissima ed una gravissima non autosufficienza. Nel lottare per cercare di assicurargli la migliore aspettativa di vita possibile, nel rinnovare la speranza di un avvicinamento ad una impossibile normalità. Occupato nel raggiungere, ogni giorno, ambulatori di riabilitazione.
Occupato in quotidiani viaggi della speranza. In viaggi della speranza più lunghi, alla volta di Ospedali Pediatrici lontani. Occupato nell’ottenere un farmaco necessario, nel fare casino per fare firmare un’autorizzazione altrimenti mai firmata, in una costante lotta contro il tempo. Occupato nel racimolare le risorse economiche necessarie per coprire i buchi della sanità pubblica, le prestazioni necessarie e non erogate, la neurovisione, la terapia occupazionale, ecc. ecc.
E in quegli eccetera ci sono dubbi, incertezze, paure, sofferenze. Ci sono tante di quelle lacrime dietro quegli eccetera. Adesso un tavolo composto da persone che non conoscono me e neppure la mia vita, i miei impegni, le mie sofferenze, insieme a giornalisti con penne e lingue in affitto al miglior offerente, tutti al riparo di case dorate, con vite dorate e sontuosi stipendi, decideranno sulla mia “occupabilità”.
Fate pure, danneggiate più di quanto è stato danneggiato dalla natura, il bimbo nella foto, unite alla sofferenza per la malattia, la sofferenza economica. Accontentate la cattiveria, l’incapacità della solidarietà di quelli che vi hanno votato perché odiano i poveri e rimuovono dalla potenziale conoscenza, la sofferenza.
Dopo aver rimosso la coscienza. E pure la decenza.