RAVE VUOL DIRE DELIRIO, DELIRIO DI CHI?

DI MARIO PIAZZA

Mario Piazza

 

Qualcuno se li ricorda ancora i “Festival del proletariato giovanile” organizzati dal giornale di cultura alternativa Re Nudo.
Furono gli antenati degli odierni Rave Party e si svolsero per sette anni consecutivi (dal 1971 al 1976) in varie località della Lombardia.

La musica era dal vivo con la partecipazione di centinaia di artisti di cui cinquant’anni dopo ancora si parla. Tony Esposito, Julian Beck e il suo Living Theatre, Dalla, De Gregori, Guccini, Battiato, Gaber e non so quanti altri per un pubblico che nei quattro giorni dell’ultima edizione al Parco Lambro di Milano raggiunse le 100.000 persone.

Non c’era nulla di clandestino, si trattava di mega-rave annunciati da tutti i media di cultura alternativa di area anarchica e di estrema sinistra. Non ci furono episodi particolarmente gravi, ricordo il saccheggio di un camion di polli congelati, qualche spacciatore arrestato e qualche scontro con la polizia ma ciò che il sistema non poteva accettare era la progressione geometrica di una cultura alternativa a quella che gli era funzionale.
In quegli anni la Meloni non era ancora nata ma l’apparato che con tanta solerzia la presidentessa rappresenta oggi era identico, ricchi dinosauri da una parte e nuove generazioni dall’altra.E l’apparato a differenza nostra ha ottima memoria e ha imparato la lezione: schiacciarli da piccoli, prima che possano disturbare davvero.