Renzi

RENZI FLIRTA CON LA MAGGIORANZA

DI GIUSY VALENTI

REDAZIONE

 

Matteo parla, Giorgia sorride, addirittura a tratti si lascia andare a una sonora risata. Matteo attacca il Pd, Giorgia commenta con Salvini, pare le sfugga addirittura un “è proprio bravo”. Matteo fa ironia sul “masochismo” dei dem, Silvio Berlusconi annuisce, Licia Ronzulli trasuda entusiasmo.

Nel suo intervento in Senato, l’ex premier Renzi non solo tende una mano politicamente alla nuova premier, non solo s’offre in maniera esplicita e implicita come una stampella per la maggioranza, ma pare essere quasi in uno stato di immedesimazione, ci tiene a passare il concetto di una sorta di affinità elettiva. “Siamo una generazione di nati negli anni Settanta. La presidente Meloni è più giovane di tutti noi, ma siamo l’ultima generazione che ha fatto politica divisa tra le sezioni e i social; abbiamo fatto in tempo a ricordarci ancora l’odore della colla dei manifesti l’ultimo venerdì della campagna elettorale”.

Come dire, stabilisce da subito un fattore di somiglianza, di contiguità.

Noi cerchiamo di dare una mano alla democrazia”, assicura Renzi. E dunque, ribadisce la sua disponibilità sulle riforme costituzionali. “Se la presidente del Consiglio, se i vicepresidenti, se il governo, se la maggioranza parlamentare vorrà davvero sfidarci in positivo, ad esempio, sull’elezione diretta del presidente del Consiglio, su quello che noi nel nostro programma elettorale abbiamo chiamato il sindaco d’Italia, noi ci saremo“.

Ma poi l’intervento in cui annuncia la sfiducia sembra più un assist a Meloni che un discorso di opposizione. Nordio alla Giustizia? È “la scelta migliore”. La sovranità alimentare? Non è “un’invenzione di Lollobrigida”, ma “di Slow Food”. La narrazione fascista? “Ho fatto un’intervista alla Cnn per smontarla”. Ma soprattutto il discorso di Renzi è principalmente contro il Pd. “Com’è possibile che il primo tema di discussione contro il governo Meloni sia attaccarla per il merito, per il nome ‘merito’ dato a un ministero. Lo dico alla presidente del Gruppo del Pd (Simona Malpezzi, ndr), che collaborava con me al governo: lei era la prima pasdaran a dire che nella Buona scuola bisognava inserire il tema del merito”.

E contro l’uscita di Debora Serracchiani a Montecitorio (che ha accusato Meloni per le poche donne nel suo governo) è ancora più duro: “Tutto si può dire alla presidente Meloni, tutto, ma non andare ad attaccare proprio sul suo essere donna. Tra tutti gli argomenti che possiamo trovare andiamo ad attaccare il fatto della rappresentanza femminile? Questo, ragazzi, non è ridicolo, è masochismo”, scandisce, tra gli applausi del centrodestra. E ancora: “Presidente Meloni, lei si è messa d’accordo con loro, perché altrimenti non si spiega”.

Ma al netto del discorso in Aula è nell’attività infaticabile che ha anche fuori che si capisce quanto Renzi stia trattando a oltranza con il centrodestra. Quando a metà pomeriggio esce dall’Aula a Palazzo Madama, si ferma a salutare affettuosamente Annagrazia Calabria, senatrice di Forza Italia. Poi, si apparta con Dario Franceschini e con Guido Crosetto. Il ministro della Difesa si defila dopo poco. “Stanno parlando delle loro Commissioni, sono scappato”, spiega.
Il leader di Iv, d’altra parte, come spiega lui stesso procede per obiettivi.
Prima di tutto, vuole per Italia viva una delle due Commissioni che vanno all’opposizione: il Copasir (per legge) e la Vigilanza (per prassi). Il Pd sta ancora cercando di fare un accordo con Giuseppe Conte: per il Copasir toccherebbe a Guerini o a Borghi, per la Vigilanza a M5S. Renzi vuole rompere questo schema. E non è un caso che ieri le sue parole sono tutte un avvertimento. Facendo riferimento ai segretari d’Aula persi dal Pd nel voto complessivo anche di ribadisce la domanda a dem e M5s: “Volete fare un accordo o perseverare nel diabolico?”.
Anche perché, osserva, “o le facciamo insieme o è la destra che decide e se poi ciascuno va per conto suo…”. Tanto più che pare avere già i voti di Forza Italia per Maria Elena Boschi. E, secondo i suoi vicinissimi, gli accordi con il centrodestra già fatti non si limitano certo a questo.
Un segnale lo dà anche sulla (eventuale) Commissione d’inchiesta sul Covid: “Dovrebbe essere presieduta dall’opposizione di allora. Dunque da Fratelli d’Italia”. Non è poco, visto l’uso politico che potrebbe farne la premier, dopo aver in due giorni smontato nei suoi discorsi alla Camera e al Senato tutta la gestione degli esecutivi precedenti.