povertà

LA RISCOSSA DEL BORSEGGIATORE

DI TURI COMITO

TURI COMITO

 

Tra i tanti mestieri che stanno scomparendo o sono scomparsi per il progredire delle tecnologie oltre a quelli più noti quali lo spazzacamino, il maggiordomo o il boia v’è quello onoratissimo del borseggiatore. Un artigiano, e in alcuni casi artista, che agiva su autobus, nelle fiere di paese, nelle file alla posta – insomma in luoghi affollati – e che con destrezza, maestria, leggerezza e sempre un sorriso che donava a tutti infilava le mani in borse, tasche, sacchetti prelevando le somme di denaro sufficienti a sfamare la famiglia e sbarcare il lunario.

L’avvento di travel cheques, cambiali, assegni, bancomat, carte di credito, bonifici, app sul telefonino – usati financo da vecchi babbei semianalfabeti – ha praticamente ridotto in miseria decine, forse centinaia, di migliaia di padri di famiglia che infilando mani nelle tasche invece che cartamoneta pregiata spendibile ovunque si ritrovava pezzi di carta o di plastica colorata del tutto inutilizzabili.
L’introduzione del limite del contante a 10mila euri è una àncora di salvataggio gettata verso professionisti in crisi e che tenta di rilanciare un settore ormai su un binario morto.

Banco di prova di questa salutare iniziativa saranno le prossime festività natalizie dove, ce lo auguriamo, in tutti i luoghi frequentati abbonderanno individui col portafoglio zeppo di contante pronto all’uso a disposizione di borseggiatori di vecchia data e di giovani i quali, stufi di marcire in casa con il reddito di cittadinanza, avranno l’occasione di crearsi un avvenire lavorativo che, anche se non privo di rischi, assicura una certa agiatezza, perpetua una tradizione rispettabile e restituisce quella dignità che solo il duro lavoro (e non l’elemosina di stato) può dare ad un essere umano.