Meloni giura

L’ANOMALIA ITALIANA E QUELLA OCCIDENTALE

DI TURI COMITO

TURI COMITO

 

Il giuramento dei ministri chiude e sigilla quella che una volta i politologi chiamavano “l’anomalia italiana”.
Questa anomalia constava di tre elementi tra loro strettamente interconnessi.

Il primo elemento era l’ingombrante partito comunista che, unico nell’Europa occidentale, raggiungeva risultati elettorali abnormi rispetto agli altri partiti compagni. E siccome un partito comunista di tale peso, per ragioni geopolitiche innanzitutto ma non solo, non poteva andare al governo vi era quella che tacitamente era una regola ferrea: la conventio ad excludendum. E cioè, il Pci, elemento importante nella Resistenza nonché fondatore della Repubblica assieme ad altri, non potendo, come in Germania, essere messo fuori legge di contro non poteva andare al governo. Questo obbligava gli altri partiti a restare in coalizione per garantire maggioranze, il cui perno era la DC, ed escludere il PCI. Il tentativo di coinvolgimento del Pci nel governo, portato avanti da Moro, finì con Moro ucciso.

Il secondo elemento della anomalia italiana era, lo abbiamo anticipato, il fatto che mancasse la famosa “alternanza”. Cioè il succedersi di maggioranze di governo alternative tra loro tipiche dei sistemi liberaldemocratici dove una volta vinceva un partito/coalizione liberale o conservatore o democristiano e un’altra Volta un partito socialista o socialdemocratico o laburista.
In Italia questo dal 46 al 92 non c’è stato.

L’ultimo elemento della anomalia era dato dalla esclusione, ancora più marcata di quella rivolta verso i comunisti (che comunque occupavano cariche istituzionali e amministrative importanti, basti pensare alla presidenza della camera o a quella dell’INPS) degli eredi, dichiarati, della repubblica di Salò. Il Movimento sociale italiano Fiamma tricolore non rientrava nel cosiddetto “arco costituzionale”. Quindi per questo partito niente cariche istituzionali o di sottogoverno.

Un pezzo di questa anomalia si sfascia con lo sfascio della Urss. Il Pci si scioglie e indeciso sul che fare e chi essere alla fine sceglie di fare il liberalsocialista dal punto di vista politico e di essere liberista da quello economico. Più o meno quello che era successo nello stesso periodo (anni 90 primi anni 2000) agli altri partiti socialisti, socialdemocratici o laburisti in Europa. Un tripudio di liberisti più liberisti di quelli già noti come spesso accade quando qualcuno cambia religione. Se uno era un convinto credente prima diventa un fanatico del nuovo credo dopo. Fanatico, proprio così. Ché è impossibile chiamare altrimenti un ex comunista o un ex socialista diventato liberista.
Questa conversione di massa ha rotto l’argine e fatto cadere la conventio ad excludendum. Gli ex comunisti, convertiti, potevano andare al governo e addirittura (D’Alema) presiederlo. Così è stato.
Rimaneva in piedi il terzo elemento della anomalia. L’esclusione degli eredi del fascismo sociale concentrati nel Msi. A rompere questo altro argine ci pensa Berlusconi, anticomunista viscerale anche se fuori tempo massimo, che apre alla coalizione di governo con questo partito diretto allora (primi anni novanta) da Fini. Il quale opera un processo di defascistizzazione del suo partito abbastanza accelerato ma anche abbastanza genuino.
La famosa svolta di Fiuggi e il viaggio in Israele con annessa dichiarazione che il fascismo fu “male assoluto” testimoniano ampiamente in tal senso.
Fini cambia anche nome al Msi che diventa Alleanza nazionale. Cerca di dargli una connotazione liberal conservatrice e in parte ci riesce portando il partito al governo.
Alleanza nazionale non insedierà mai il primato elettorale di Berlusconi e anzi finirà per scomparire tra defezioni e scissioni.

In questo l’opera di pieno riconoscimento degli eredi di Salò dentro il famoso “arco costituzionale” è incompleto. Manca una carica istituzionale di alto livello. Cioè la presidenza della Repubblica o quella del governo. Cose che invece gli ex comunisti avevano già ottenuto da tempo.

Oggi, con la presidenza del consiglio affidata ad una donna che ha continuato sulla strada di Fini, il processo di “normalizzazione” della politica italiana si è compiuto. È definitivamente finita “l’anomalia” e l’Italia entra a pieno titolo dentro quel sistema liberaldemocratico nel quale si affrontano in teoria partiti/coalizioni alternativi tra loro.

La differenza, però, tra quel sistema in vigore fino alla fine dell’Urss – cioè fino a quando ancora esistevano i socialisti e quindi votare SPD o Laburista significava cambiare profondamente le politiche dei governi – e le alternative di oggi è che non essendoci più socialisti ma ex socialisti ed ex comunisti convertiti al liberismo si è praticamente precipitati in un sistema liberaldemocratico “anomalo”.
Dove non si affrontano più partiti con idee di politiche sociali, economiche, estere molto diverse tra loro e perfino contrapposte.

No. Si affrontano sfumature di liberismo atlantista barra europeista. Ora più conservatore o reazionario ora più moderato e progressivo.

L’anomalia occidentale, ben più perniciosa di quella italiana, sta in questo: Nella finzione che ci siano partiti/coalizioni alternative tra loro. Nella ipocrisia che dietro nomi diversi ci siano sostanze diverse quando invece sono identiche o largamente sovrapponibili.

L’anomalia di oggi, quella occidentale, è che esiste un unico partito, quello liberista, e moltitudini di declinazioni di questo partito e pensiero unico che danno l’impressione di stare in un sistema democratico, aperto, multipartitico.
Oggi, il giuramento di ex fascisti sulla Costituzione e sulla Nazione, sancisce definitivamente la fine della anomalia italiana e l’inizio ufficiale, in Italia, della anomalia occidentale.