Giorgia Meloni

IL GOVERNO MELONI NON IRRITA L’ESTABLISHMENT

DI GIANCARLO SELMI

Giancarlo Selmi

 

È nato il governo Meloni. Un governo che non irrita l’establishment, tutt’altro. Lo dimostra il credito che raccoglie fra i pennivendoli ed il clima sereno con il quale la Premier è stata accolta. Un governo che, fra qualche figura di destra però “nuova”, recupera figure antiche, tipo Fitto, già presenti nell’opera di distruzione avviata tre decenni fa da Berlusconi. Troviamo fra i ministri perfino la Santanchè, netto balzo in avanti nel solco della “competenza”, o anche no. Troviamo la signora Bernini all’Università. Io avrei pensato a lei per la “economia circolare”.
Comunque, al netto delle battute, gli “alti profili” non sono mai usciti dall’annuncio e sono rimasti nella leggenda narrata in campagna elettorale. Tocca a Giorgetti il compito più arduo, quello di guidare un’economia a pezzi. I Mentana e compagnia cantante, ce lo presentano come “beneficiario di credibilità a livello europeo“. E questa è la migliore delle barzellette di un giornalismo ormai totalmente prono ai desiderata degli editori. Un giornalismo ormai incapace di qualunque analisi obiettiva, ostinato ed ostinante solo nel mettere nel lato dei cattivi Giuseppe Conte.
Basterebbe mettere a confronto il clima che si respirava ai tempi del Conte due, con quello che si respira oggi. Mentana si è perfino soffermato sui fans della Meloni, urlanti fuori dal Quirinale. La montagna del primo governo di destra-destra della storia post-fascista, ha partorito il topolino. Ma la stampa e le televisioni non lo dicono. Parlano delle “internazioni” di B, senza ovviamente dire che parte di ciò che ha detto è vero. Continueranno a frantumarci le gonadi con l’atlantismo. Si parlerà dei diritti civili, giustamente, ma non si parlerà mai di quelli sociali. Non si parlerà del Ministero del Mare, istituito solo per arginare le iniziative salviniane in tema di immigrazione, atte a racimolare consenso. E Ciccio, cioè noi, paga.
Ancora meno si parlerà del disagio sociale destinato ad aumentare, dell’impossibilità di moltissimi italiani di mettere insieme il pranzo con la cena, o di arrivare a metà mese. Non si ringrazierà Giuseppe Conte per aver portato più di 200 miliardi, dei quali 88 a fondo perduto, che renderanno il cammino di questo governucolo più agevole. Già, Conte…
Quello che ha impersonificato la nostra stagione della speranza. Di tutti noi, quelli romanticamente convinti che un mondo migliore sia ancora possibile. Romanticismo resistente, nonostante l’ignoranza e la idiozia di molti, troppi italiani.