Borromeo e Ossicini

IL MORBO DI K: ESSERE SEMPRE DALLA PARTE GIUSTA

DI RINALDO BATTAGLIA

RINALDO BATTAGLIA

 

Si racconta che anche durante la Seconda Guerra Mondiale, Roma – col ‘plateau’ diremmo oggi verso il 20/21 ottobre 1943 – venne colpita da una gravissima specie di Covid-19, improvvisamente, senza prima nessun segnale asintomatico o meno. Epidemia molto contagiosa, sconosciuta e in quanto tale estremamente pericolosa. Gli esperti, in attesa di termini più precisi, informalmente la chiamarono “morbo di K”. Un ritorno non gradito probabilmente della “spagnola” che aveva avuto il suo battesimo proprio durante la guerra precedente.

Il merito della scoperta e della sua vittoria va a tre medici poco conosciuti al pubblico e mai premiati col Nobel alla Medicina: Giovanni Borromeo, Adriano Ossicini e Vittorio Sacerdoti. Appena capito il pericolo, misero in completo isolamento un padiglione intero dell’ospedale Fatebenefratelli e così tutti i pazienti e i pochi infermieri coinvolti si salvarono. Cosa non secondaria, data l’estrema pericolosità del morbo, contagioso credo forse ai livelli del coronavirus.
Tutto ebbe inizio in una data che già conosciamo per altri motivi: sabato, giorno di festa per gli ebrei, 16 ottobre 1943.
È il giorno del rastrellamento dei 1.259 destinati ad Auschwitz.

Se non furono di meno, fu causa delle liste fasciste in mano ai nazisti. Se non furono di più, fu perché alcuni di loro, oltre cento tra cui vari bambini, si salvarono in un rifugio sull’isola Tiberina, poco lontano dal Ghetto ebraico, dove il dottor Borromeo – questo sì angelo, ma della Vita, non come Mengele l’angelo della Morte – primario dell’Ospedale, decise di intervenire. Il dottor Borromeo subito si consigliò coi colleghi Ossicini e Sacerdoti, che lavorava lì da anni con nome falso, essendo anch’egli ebreo. Fu così che nacque in laboratorio il morbo K.

Tutti i cento finti ammalati, essendo molto contagiosi, vennero subito isolati, preparate cartelle cliniche ad hoc con altri nomi, separati inevitabilmente dagli altri ammalati. Altro che quarantena o zona rossa!

I nazisti della Gestapo verso sera, “liste della spesa” in mano, con elenco di nomi magari già pagati ai delatori di turno, bussarono inevitabilmente anche alla porta dell’ospedale, per perlustrare e verificare. I tre medici, mascherine serie in volto, non so se a un metro di distanza, ricevettero gli ufficiali nazisti e spiegarono in tedesco il rischio del nuovo morbo. Questi analizzarono le cartelle cliniche, forti del fatto che tra loro c’era un ufficiale medico, ma nessuno di loro ebbe il coraggio di andare a visitare i nuovi ammalati. Tanto meno il medico, più spaventato degli altri in quanto medico.
Salutarono e andarono velocemente a cercare altrove.
Il morbo K ovviamente non venne subito isolato, come tutti i virus, anzi continuarono nelle settimane successive ad arrivare nuovi infettati, molti bambini, qualche clandestino, persino si ammalarono dei partigiani ricercati dalle S.S.
L’attività ebbe sviluppo e si ampliò con un ufficio documenti per “industrializzare” le cartelle, diremmo oggi, sia per il ricovero che per dimettere gli ammalati, quando guariti, con nuovi documenti di identità.
Ci si attrezzò persino di una piccola radio ricetrasmittente con cui collegarsi con il mondo fuori, con altri esperti interessati al caso (persino con Radio Londra). Con la liberazione di Roma il reparto venne smantellato, essendo il morbo K sconfitto del tutto.
Anni dopo il dr. Ossicini, su insistenza di alcuni giornalisti, spiegò che non avrebbero potuto fare diversamente malgrado i rischi corsi. «Bisogna cercare di essere sempre dalla parte giusta». Furono le uniche parole che i tre dissero in merito.
Le uniche.

E così nessuno riuscì mai a capire se il morbo K fosse chiamato così per riferimento a Kappler o a Kesselring. Non lo sapremo mai. Neanche leggendo Il Giusto che inventò il Morbo di K, oppure l’articolo della Stampa del 18 febbraio 2019, quando venne data la notizia della morte del dr. Ossicini: «Morbo K, quella malattia inventata per salvare gli ebrei dalle persecuzioni nazifasciste a Roma».

Ma quel che sappiamo è che volere è potere. Se si vuole.

Nel 2004 lo Yad Vashem – l’Ente israeliano per la memoria della Shoah – ha riconosciuto come “Giusto tra le nazioni” il dottor Borromeo. Doveroso.
Volere è potere. Se si vuole.
21 ottobre 2022 – 79 anni dopo – Rinaldo Battaglia
liberamente tratto da ‘La colpa di esser minoranza’ – ed. AliRibelli – 2020
la colpa di esser minoranza