Silvio Berlusconi

SE BERLUSCONI RAGIONA COME ORSINI

DI GIANCARLO SELMI

Giancarlo Selmi

 

Qualcuno ha detto che l’Italia è un paese al rovescio. A vedere e sentire ciò che sta accadendo in questi giorni, la cosa assume sempre più la connotazione del vero.
Insomma, Meloni stoppa Berlusconi. Ovvero: fa quello che la cosiddetta sinistra, dichiarata antagonista (a parole) del tycoon milanese, non ha mai fatto. Anzi, non ha neppure tentato di fare. Non l’ha fatto quando era opposizione, ancora meno quando fu governo.
Berlusconi è giunto al termine della sua fin troppo lunga era di potenza politica. Questo è evidente. Quanto le sue uscite siano frutto della sua smania di protagonismo e quanto della ormai veneranda età, non è dato sapere. Certo è (e questa è l’altra cosa al rovescio) che parla come Orsini, cerca le ragioni vere del conflitto, parla della non applicazione da parte degli ucraini degli accordi di Minsk, denuncia la situazione del Donbass come la vera molla dell’invasione.
Parla di mancanza di leadership in Europa, richiama seppur velatamente le responsabilità di Washington, dichiara di non volersi esprimere, “perché non posso dire ciò che penso“, su Zelensky. Insomma, mentre il PD è prono sulle posizioni USA, Berlusconi no. Al netto delle equivoche e non condivisibili esternazioni sul macellaio Putin, dice in un’assemblea di deputati di un partito di destra, ciò che io stesso avrei gridato in una piazza gremita di bandiere rosse. Incredibile.
Manca solo che il “grande vecchio” della politica italiana, il finanziatore di mafie e fiancheggiatori di mafie, dichiari la sua ostilità al Job’s Act, si dichiari favorevole alla reintroduzione dell’art. 18, per porsi, perfino autorevolmente, alla sinistra di quel “partitaccio” chiamato PD.
Non siamo solo al rovescio, quella è un’esemplificazione: in Italia il peggio continua a non morire. E non solo esiste, fa carriera.