governo Meloni

I VERI COMPITI DEL NUOVO GOVERNO

DI TURI COMITO

TURI COMITO

 

Questo governo ha due compiti più uno in subordine. Il primo è quello di garantire agli Usa la totale (totale) aderenza dell’Italia alla loro politica estera. Di pace e soprattutto di guerra, visto che le cose in Ucraina andranno per le lunghe, la questione Libia è alle porte e quella Taiwan sta prendendo corpo. E questo indipendentemente da chi vince le elezioni a novembre e qualunque cosa decidano gli Usa per loro e per l’Europa da qui all’eternità. Tajani (esteri) e Urso (difesa) sono le persone adatte a garantire la buona esecuzione di questo compito.

Il secondo è completare la spartizione dei denari del Pnrr a tutto vantaggio della parte che si considera e viene considerata la più produttiva di questo ridicolo paese. Cioè il nord.
Tutti i ministeri chiave economici sono in mano a rappresentanti di quel territorio. Giorgetti all’economia, Crosetto allo sviluppo economico, Salvini alle infrastrutture, Fratin alla transizione ecologica, Centinaio all’agricoltura.

Per dare un contentino al Sud, al ministero del lavoro – cioè a quello che si occupa di reddito di cittadinanza, necessario per tenere in vita quelli che al nord non possono andare a dare una mano per la presunta ripresa che si dovrebbe registrare con il diluvio di denari che verranno lì dirottati dal Pnrr – sì é messa tale Elvira Calderone. Una fratella d’Italia non contraria per principio al RdC.

Il terzo compito del governo è portare a termine la famigerata “Autonomia differenziata” – cioè la rottura del patto nazionale che prevede una certa, formale, redistribuzione di risorse tra Nord e Sud – pretesa da Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e bloccata da Conte con la scusa della Covid.
A questo proposito Calderoli agli affari regionali è quel che si dice la persona giusta al posto giusto.
I nomi che ho riportato qui sono quelli che circolano sui media.

Potranno esserci cambiamenti. Ma la sostanza quella è e quella sarà.

Un governo atlantista nel senso più deteriore del termine (ammesso che questo termine abbia anche significati meno rivoltanti di quelli che ha assunto negli ultimi quarant’anni e forse anche più). Un governo in mano agli industrialotti del nord che hanno bisogno per tirare la carretta di manodopera meridionale e straniera a basso costo e di laureati formati al Sud ma che solo al Nord possono trovare un lavoro in linea con le loro aspettative da managerini rampanti cui li hanno formati.

Un governo che dietro il ridicolo richiamo alla Patria, alla Nazione, a quanto è bella e varia l’Italia unita punta a renderla sempre più una coppia di territori dove uno detiene il potere economico e l’altro serve a tenerglielo intatto.

Questo governo ha questo di utile: il certificare che questo paese è nato male ossia su un equivoco (l’italianità, cioè una stronzata di portata storica come qualunque nazionalismo), vissuto peggio su una finzione (cioè la promessa di riscatto e di sviluppo del meridione) e in procinto di vegetare come un malato terminale necessario solo, formalmente unito, per piantarci basi americane per controllare mezza Europa e tre quarti di mediterraneo.

E che respira solo dando elemosine al Sud senza nessun progetto di sviluppo serio ma considerandolo, perché tale è, risorsa demografica per un Nord a corto di figliolanza ma pertinace nelle sue ambizioni vere e inventate da potenza industriale.
Una fotografia, formato ridotto e locale, di quel che è il rapporto tra Occidente e paesi meno sviluppati a livello globale.

Insomma una cosa che solo a guardarla viene da vomitare.