massacro di Addis Abeba

MAI PIU’ MAUSOLEI, MASSACRI & MACELLAI – 2 ottobre 1935

DI RINALDO BATTAGLIA

RINALDO BATTAGLIA

 

 

Il 2 ottobre 1935, o meglio nella notte tra il 2 ed il 3 ottobre, senza nessuna formale né ufficiale dichiarazione di guerra, Mussolini dette ordine al gen. Emilio De Bono di invadere l’Etiopia, Stato allora sovrano, indipendente e presente, come l’Italia, nella Società delle Nazioni, Organizzazione mondiale che puntava all’assoluto rispetto delle regole internazionali e dei confini in essere.

Come andò a finire è storia nota, raggiungendo vette di orrore e crudeltà degne del peggior nazismo del Terzo Reich e dove la figura del gen. Rodolfo Graziani si avvicina molto a quella dei più spietati carnefici di Hitler. E non sarà un caso che a Salò, dopo Mussolini il ‘numero due’ fosse, con ovvio consenso di Berlino, proprio il gen. Graziani, quello dei rastrellamenti dei giovani, quello dell’opzione che porta il suo nome per i nostri IMI.

Sempre il gen. Rodolfo Graziani, sempre quello che solo nell’agosto 2012 ad Affile alle porte di Roma con soldi pubblici (160 mila euro scrissero giornali esteri a suo tempo quali New York Times, El Pais, il Daily Telegraph e la Bbc – i giornali italiani hanno sempre glissato in merito almeno inizialmente) la giunta di Cdx, coi figli della lupa in primis, fece costruire un mausoleo, indignando soprattutto la stampa estera che per anni si chiese “la ragione che aveva spinto l’Italia ad onorare un personaggio che aveva guadagnato sul campo il titolo di macellaio” (dopo peraltro aver sostenuto altre spese per il restyling del parco giochi di Filettino, comune vicino ad Affile, sempre dedicato a Graziani).
Come se in Germania, a Monaco, si facesse un monumento alla memoria di Goebbels o Goering” parole che rubo volentieri a Patrizia Maciocchi (Sole 24 Ore del 26 marzo 2021).
Per meglio capire lo sconcerto dei media esteri va detto che in Etiopia nel 1935 e 1936 il m.llo Pietro Badoglio (prima) e soprattutto il gen. Rodolfo Graziani (suo successore, dopo) hanno usato più volte l’iprite sui villaggi colpendo soprattutto migliaia di bambini, per ordine diretto del Duce. L’iprite, fatta piovere dal cielo, è il perfido veleno – vietato da tutti i trattati, sottoscritti peraltro anche da Mussolini – che distrusse una generazione sulla Somme tra il 1917 e il 1918.
Precisamente le bombe all’iprite (come la C500Temporizzata) esplodevano a 250 metri di quota generando un ‘raggio’ di morte molto ampio. Graziani le utilizzò subito già il 27 ottobre ‘35 (zona di Dolo, verso Gorrahei) forte del telegramma del Duce:
Sta bene per azione giorno 29. Autorizzo impiego gas come ultima ratio per sopraffare resistenza nemico o in caso di contrattacco“.
Ma il clou lo si ebbe nella settimana del Natale ’35 con un lancio di 125 bombe.
Il ‘giusto regalo’ dal cielo per i bambini etiopi, peraltro gran parte di fede cristiana. Solo che qui Babbo Natale non era un santo.
Il 10 gennaio 1936 il gen. Graziani si vanterà orgoglioso col collega, il gen. Bernasconi, sul successo dell’iprite «Le ultime azioni compiute hanno dimostrato quanto sia efficace l’impiego dei gas».
E proseguirà :
«S.E. il Capo del Governo, con telegramma odierno n. 333, me ne autorizza l’impiego nella contingenza attuale, che ha carattere campale e definitivo per l’armata di ras Destà
Il Capo del Governo: quello che da noi si dice ‘abbia fatto anche cose buone..’ quello dalla cui tomba a Predappio un giorno del 1946 Giorgio Almirante ricavò lo stemma del suo partito (la fiamma tricolore), stemma e simbolo ancora in voga oggi. Soprattutto oggi.
L’uso italiano dell’iprite destò subito all’allarme in tutto il mondo. Il 30 dicembre 1935, nel bombardamento di Malca Dida condotto con armi chimiche venne colpito un ospedale svedese legato alla Croce Rossa, al seguito delle truppe Etiopiche, causando la morte di 28 ricoverati e di un medico svedese.
La Storia documenta che sul fronte etiope e della Somalia italiana vennero sganciate dagli uomini del Duce ben 574 bombe (in media 14 per ogni incursione) caricate con circa 30 tonnellate di sostanze chimiche vietate.
Ma chi se ne fregava e chi se ne frega?
Cosa importano le 300.000 vittime nel Corno d’Africa?
Erano colonie, dirà sempre qualcuno. Anche gli altri, inglesi, francesi o belgi non erano di meno, risponderà qualcun altro, auto-assolvendosi così la coscienza. ‘Erano negri, razza inferiore’, riprendendo termini e concetti razzisti, che il fascismo ci ha sedimentato nell’anima e che tuttora non siamo mai riusciti a defecare.
Del resto neanche la War Crimes Commission dell’ONU si occupò dei crimini di Graziani, sebbene chiamato non a caso il “macellaio del Fezzan” (zona della Libia, altro oggetto di infiniti massacri nel 1931), famoso per le sue fotografie con in mano le teste dei “nemici”.
Erano tutti crimini compiuti ‘non durante’ la Seconda Guerra Mondiale, fuori quindi dal perimetro temporale considerato.
Come per lo ‘Yekatit 12’, il massacro di Addis Abeba del 19-21 febbraio 1937 (lo storico inglese Jan Campbell parla di 30 mila morti, forse però qui esagerando), dove i nostri soldati del Regio Esercito, le camicie nere del federale Guido Cortese (pupillo del Duce) e i carabinieri uccisero e massacrarono altre migliaia anche qui di bambini, magari gettati vivi nelle case che bruciavano. Ovviamente su ordine di Graziani, voglioso di dimostrare il suo potere dopo un tentativo fallito di attentato ai suoi danni.
Come per il crimine di Debra Libanòs con 449 monaci massacrati tra il 21 e 29 maggio 1937 dal gen. Pietro Maletti per ordine sempre di Graziani, allora Vicerè d’Etiopia.
La vicenda dei mancati processi al ‘binomio di morte’ Badoglio-Graziani non è però una problematica retrò, vecchia, archiviata e oramai ininfluente.
Dovete sapere che solo vent’anni fa, anche nel 2001, il governo di Addis Abeba ci ha accusato, formalmente e ai massimi livelli, di non rispettare gli accordi internazionali e di aver rifiutato di comunicare l’esatta ubicazione dei vecchi depositi segreti, dove stipavamo le armi chimiche, usate sulla popolazione civile.
In quel periodo, infatti, nella zona del Tigray si erano ancora trovati, durante lavori di sistemazione e ristrutturazione di alcuni edifici dell’età coloniale, depositi di armi, munizioni e veleni.
Dopo 60 anni il nostro passato fascista causava ancora morti e timori.
Il gen. Graziani morirà a Roma l’11 gennaio 1955 dopo peraltro esser stato iscritto nel MSI di Giorgio Almirante e persino Presidente, dal 1953 fino alla sua morte, dopo Valerio Junio Borghese altro fascista responsabile di mille crimini e mille massacri.
Tutto torna, tutto ha un senso.
Pagine buie dell’Italia che non riusciamo ancora a condannare come la Storia richiederebbe. La grande Natalia Ginzburg – figlia di un ebreo e moglie di un condannato dal Duce al confino – diceva a suo tempo che ‘il fascismo non aveva l’aria di finire presto, anzi di non finire mai”….. Difficile dire che si sbagliasse.
Tutto torna, tutto ha un senso.
Mausolei, massacri e macellai….qualcuno ne sa oggi qualcosa?
Tutto tace, tutto ha un senso.
Qualcuno tempo fa cercava la ‘matrice’ del fascismo. Era di Roma, bastava che facesse qualche chilometro verso Affile.
Tutto ritorna, purtroppo tutto ha un senso.
Mausolei, massacri e macellai….qualcuno ne sa oggi qualcosa?
Eppure sul tema ‘ipocrisia dell’ignoranza storica’ in Italia ci sarebbe molto da dire e da conoscere.
2 ottobre 2022 – Rinaldo Battaglia
liberamente tratto da ‘La colpa di esser minoranza’ – ed. AliRibelli – 2020 e da ‘A Podhum io scrivevo sui muri’ – ed. Ventus/AliRibelli – 2022

la colpa di esser minoranza