Eccidio di Babi Yar

MAI PIU’ I BAMBINI NUDI DI BABI YAR – 29-30 settembre 1941

DI RINALDO BATTAGLIA

RINALDO BATTAGLIA

 

Tra il 29 e il 30 settembre 1941 le S.S. – con le unità di polizia tedesche e i loro ausiliari (in parte anche ucraini), sotto la guida dei membri dell’unità Einsatzgruppe C, uccisero quasi 35.000 ebrei nel grande burrone naturale di Babi Yar (o Babyn Yar), appena fuori Kiev.
Ma in quella fossa enorme si ritiene che siano stati massacrati complessivamente oltre 100.000 tra ebrei e non ebrei, sempre durante la Seconda Guerra Mondiale.
Qualche giorno prima, il 27 settembre i nazisti avevano affisso sui muri di tutta la città manifesti molto eloquenti:
Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 settembre 1941, all’angolo fra le vie Melnikovskij e Dochturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria ecc. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati. Qualsiasi civile che entri negli appartamenti sgomberati per rubare sarà fucilato.”
Il 19 settembre 1941
Tutto iniziò – si fa per dire – il 19 settembre 1941 quando i nazisti nell’operazione Barbarossa (ove – ricordiamolo – parteciparono anche i nostri soldati del CSIR, così allora chiamato, attivi già dall’agosto ‘41) conquistarono la capitale dell’Ucraina, la oggi ben nota Kiev (Kyiv ), sotto gli ordini del Reichskommissar Erich Koch.
Prima del 22 giugno 1941, quando Hitler attaccò l’URSS, a Kiev vivevano 160.000 ebrei su una popolazione di quasi 800.000 (un buon 20%), ma già all’arrivo dei primi panzer nazisti in città vi erano rimasti solo 60.000 ebrei. Gran parte erano fuggiti verso Mosca o già arruolati nell’esercito di Stalin.
A rimanere erano stati per lo più donne, vecchi e bambini o chi non era riuscito a fuggire o aveva deciso di non abbandonare la famiglia.
Nella prima settimana di occupazione i nazisti ebbero varie perdite dovute per lo più a bombe e mine lasciate o perdute dai soldati sovietici nella veloce fuga verso est. In particolare queste esplosioni avvennero lungo la via principale del centro della città (Khreshchatyk Street), vicino al comando nazista.
Il Reichskommissar Erich Koch prese la palla al balzo, considerò quelle azioni una seria minaccia per la sua carriera e decise così di eliminare tutti gli ebrei rimasti a Kiev.
Serviva sempre in quelle situazioni avere un colpevole su cui poter scaricare le proprie crudeltà, in piena coerenza peraltro coi dettami dei suoi superiori a Berlino.
Le vittime furono portate sulla fossa di Babi Yar, tutte costrette a spogliarsi e sotto la minaccia delle armi fatte entrare nel grande fossato.
Tutti: vecchi, donne, bambini soprattutto.
Una infinità di uomini del Sonderkommando 4a, un distaccamento speciale dell’unità Einsatzgruppe C comandato dall’ufficiale delle SS Standartenführer Paul Blobel dette poi corso alla fucilazione, coi corpi delle vittime che cadevano sui corpi di chi già era stato ucciso.
Secondo i rapporti inviati ai quartieri generali dell’Einsatzgruppen a Berlino, 33.771 ebrei furono massacrati in neanche due giorni. Sarà una delle più grandi stragi di massa effettuate dal Terzo Reich.
Tutti uccisi, nudi completamente spogliati, lasciati nel fossato e poi ricoperti dalla terra in un’unica immensa grande tomba.
Qualcuno si chiederà perché vennero tutti fatti spogliare prima della morte.
Il nazismo e fascismo, ognuno per la sua terra di competenza, furono un costante saccheggio di tutto e su tutto.
Babi Yar ne è solo un piccolo esempio, un sassolino nella grande muraglia di furti e rapine su cui si basavano e si ingrassavano quei regimi criminali.
Come in altre terre occupate, come nei vari lager della Polonia dove partivano con costanza e precisione metodica, carichi di prodotti rubati agli ebrei gasati .
Parliamo di almeno 45 carichi solo da Treblinka e solo nel ’42 e ‘43, per oltre 27.000 tonnellate di peso, carichi destinati ad esempio ai mercati di Amburgo e venduti all’asta alla popolazione tedesca, con prezzi quasi a ‘costo zero’. Secondo affermati storici, come Gotz Aly, nella sola Amburgo furono oltre 100.000 i civili che ne fecero ricorso, senza tanti problemi o scrupoli di coscienza. E sapevano la provenienza o l’origine di quei prodotti. Era impossibile non capirlo in tempi di guerra. Ed Amburgo era solo uno dei tanti casi.
Anche per questo i tedeschi erano convintamente nazisti e sostenevano fanaticamente il nazismo. Grazie ad Hitler si arricchirono o vissero meglio, in quella fase. A discapito di un intero popolo, derubato e depredato anche nell’anima.
Sei milioni di croci ne sono una conferma indelebile per l’eternità.
La fossa di Babi Yar sarà utilizzata anche dopo e ancora fino all’arrivo dell’Armata Rossa (6 novembre 1943) e non solo per gli ebrei. Qui verranno uccisi migliaia di prigionieri di guerra sovietici, rom, civili. Persino i pazienti dell’ospedale psichiatrico di Kiev.
E fu con i sovietici in arrivo che già dall’estate 1943 i tedeschi iniziarono la classica operazione di nascondere ed abbellire i luoghi oggetto dei loro crimini. Come a Belzec o a Majdanek.
A Babi Yar usarono i deportati del vicino lager di Syrets, costruito nel maggio del 1942 dove vennero destinati altri ebrei di Kiev sopravvissuti o prigionieri sovietici rastrellati nelle loro azioni. Fu ordinato a 321 deportati di esumare i corpi delle grande fossa comune e bruciare quel che restava di quei cadaveri.
E fu grazie a 18 di quei 321 deportati che le autorità sovietiche vennero a sapere di quante migliaia dii cadaveri vi fossero sepolti a Babi Yar. Quei 18 infatti erano riusciti a fuggire prima che i nazisti – oramai inseguiti dall’Armata Rossa – li uccidessero per non lasciare ai posteri testimoni scomodi.
A guerra finita (già nel gennaio 1946) 15 uomini della polizia tedesca furono processati per i crimini commessi nella fossa di Babi Yar.
Una donna ebrea (Dina Pronicheva) sopravvissuta al massacro del 30 settembre, testimoniò più volte nei tribunali sovietici. Dai documenti risulta che un giorno così disse: “Ogni volta vedevo un nuovo gruppo di uomini, donne, anziani e bambini obbligati a spogliarsi. Tutti venivano portati nei pressi di una fossa aperta dove venivano fucilati con dei mitra. Poi veniva portato un altro gruppo… Ho visto questo orrore con i miei occhi. Nonostante non fossi vicina alla fossa, potevo sentire le urla delle persone in preda al panico e le candide voci dei bambini chiamare “Mamma, mamma...”.
I bambini che invocavano la mamma mentre nudi venivano uccisi…
Nel 1947, il Standartenführer delle SS Paul Blobel, comandante del Sonderkommando 4a, l’unità Einsatzgruppe responsabile del massacro degli ebrei a Babi Yar, venne processato a Norimberga, assieme ad altri 24 imputati. Si dichiarò ‘non colpevole’ perché a suo dire aveva semplicemente eseguito gli ordini.
Venne però dichiarato colpevole, condannato a morte ed impiccato nella prigione di Landsberg il giorno 8 giugno 1951.
Quel giorno il mondo fu un po’ meno sporco.
Diverso, molto diverso il caso, del grande responsabile il Reichskommissar in Ucraina Erich Koch, quello che il 5 marzo 1943 dichiarò che come tedeschi “Siamo una razza-padrone, che deve ricordare che il più basso lavoratore tedesco è razzialmente e biologicamente mille volte più prezioso della popolazione qui presente.».
Scappato verso Berlino a guerra finita, si nascose in attesa di un imbarco verso l’Argentina, ma ad Amburgo (forse in partenza dal porto) venne arrestato dagli inglesi nel maggio 1949.
Non fu, inspiegabilmente, mai processato o condannato per i suoi crimini di guerra commessi nell’Ucraina occupata.
Solo il 9 marzo 1959 fu processato e condannato a morte da un tribunale polacco per i crimini commessi nella Polonia occupata durante la Seconda Guerra Mondiale. La condanna venne commutata però in ergastolo solo un anno dopo, a causa di una sua ‘malattia mortale’ molto veloce e letale. Sembrava avesse pochi mesi di vita, forse settimane.
Ma Koch morì di morte naturale nella sua cella della prigione di Barczewo in Polonia il 12 novembre 1986. Ben 27 anni dopo….
Nei decenni i successivi alla guerra, Babi Yar nella memoria sovietica ebbe un ruolo molto marginale.
Il primo monumento (uno solo) fu eretto solo nel 1976, senza peraltro evidenziare che le vittime erano ebree ed ucraine. Probabilmente anche allora si pagava il clima che – chi conosce la storia lo sa – esiste da sempre tra il popolo ucraino e quello russo.
Solo nel 1991, morta l’URSS e ottenuta l’indipendenza nel 50° anniversario di quel massacro, la nuova Ucraina eresse un monumento a forma di Menorah in ricordo delle vittime ebree di Babi Yar. Monumento che fu tra i primi ad esser bombardato dai russi, il 2 marzo di quest’anno, nella loro guerra su Kiev.
Anche dopo 81 anni i martiri di Babi Yar fanno ancora paura.
E tra loro, di certo, anche i bambini che invocavano la mamma mentre nudi venivano uccisi.
Nel 2020 in occasione del 77° anniversario della battaglia di Nikolajewka, (26 gennaio 1943) dalle mie parti un importante politico scrisse in un post che nella campagna di Russia, quando eravamo alleati e soci dei nazisti, “perirono molti soldati, alpini e fanti, che sacrificarono la vita per gli ideali di libertà e di democrazia.”.
Sono passati quasi 3 anni da quelle parole scritte ed io ancora non ho capito quale libertà e quale democrazia abbiamo noi esportato in quella campagna d’invasione.
Probabilmente quel politico non ricordava che chi mandò in Russia quei soldati, alpini e fanti solo 3 anni prima, il 6 agosto 1938, sul giornale del regime (Il Popolo d’Italia) scriveva a prima pagina nel titolo: ‘Il razzismo italiano data dall’anno 1919 ed è base fondamentale dello Stato fascista’ e neanche un mese dopo promulgò le vergognose leggi razziali anti-ebraiche.
Personalmente piuttosto che ricordare le parole di entrambi, preferisco onorare quelle dei bambini di Babi Yar che invocavano la mamma mentre i nostri alleati & soci li sterminavano solo perché ebrei.
Tiziano Terzani diceva che ‘le menzogne scritte con l’inchiostro non potranno mai cancellare i fatti scritti col sangue’.Anche i bambini nudi di Babi Yar lo sanno e lo confermano da 81 anni.E a noi non rimane che l’ignoranza della Storia a farci compagnia.
30 settembre 2022 – Rinaldo Battaglia
liberamente tratto da ‘Il dolore degli altri’ – ed. Ventus/AliRibelli – 2022 e da ‘Non ho visto farfalle a Terezìn’ – ed. AliRibelli – 2021

Il dolore degli altri

foto da : US Holocaust Memorial Museum

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