FRA MOGLIE E MARITO NON METTERE IL PARTITO

DI RITA NEWTON
Rita Newton

In questi giorni si sono sentite polemiche su varie “mogli di” candidate alle elezioni. Parlo della pseudomoglie Marta Fascina e delle mogli di Franceschini e Fratoianni.

Tralascio la prima per amor di patria e parlo delle altre due, Michela Di Biase ed Elisabetta Piccolotti. Contro di loro non ho niente. Avranno certamente i numeri per correre e non appunto lo sguardo soltanto su di loro, ma anche sui mariti, che da molti anni siedono nelle istituzioni. Cioè li considero come coppia.

Ma davvero non ci sono nel partito o nella società civile ad esso vicina altre persone che possano degnamente correre al posto di un componente della coppia? Davvero sono quelle coppie le migliori persone da candidare e cui dare eventualmente collegi blindati? Non penso si possa ritenere questo.

Quindi emerge una questione morale, che è quella di concentrare tutte le possibilità (di prendere stipendione e vitalizio e di incidere sulla politica della nazione) nella stessa famiglia. Una questione che è pure di rappresentanza, tanto più in un parlamento con numero di seggi ridotto.

In definitiva, ritengo che – volendo premiare le mogli che, viene sottolineato, sono militanti da anni, esperte e preparate – dopo tanti giri i mariti potessero scendere dalla giostra tenendosi il loro bel vitalizio, lasciando lo scranno a qualcun altro. E questo pur non facendo mancare in futuro il supporto dell’esperienza acquisita alle compagne e al partito.

Altrimenti, mentre i cinquestelle si attengono al vincolo del doppio mandato per evitare di diventare professionisti della politica, con le coppie di parlamentari potremmo arrivare alle dinastie.