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LA COMMISSARIA MELONI

DI TURI COMITO

TURI COMITO

 

Ogni tanto leggo che il governo Meloni durerà poco perché ha conflitti interni alle forze della maggioranza, perché all’estero si fidano poco e che, se non è oggi sarà domani, l’Italia verrà “ricommissariata” con un Draghi qualunque. Sto, da qualche settimana, cominciando a pensare che il commissariamento sia già all’opera. Ma che il commissario sia la stessa Meloni. Ed è un commissario della Nato che, a differenza del super migliore, ha avuto un plebiscito ed era, soprattutto, legittimo aspettarsi che lo avesse.

 

Non so, è una impressione. Non ho approfondito. Ma ci sono dettagli che trovo significativi. Il primo è la messa fuori gioco del leghista amico di Putin, qualche tempo fa, ricordate? Quando liquidarono il tizio che stava dietro la “bestia”, la macchina propagandistica salviniana. Il secondo è la morbidezza con la quale la meloni è stata trattata dagli americani. Evidentemente si erano già portati avanti col lavoro facendole capire, casomai non lo avesse capito da sola, che non si diventa presidente del consiglio in Italia se non c’è lo sta bene di Washington.

D’altra parte, il supermigliore, appena nominato miglior statista americano in servizio all’estero, ebbe a dire qualche settimana fa che “qualunque governo l’Italia avrà questo governo farà cose buone“. Dando già la disponibilità a collaborare in qualche maniera con la signora, premiera in pectore. Lei, naturalmente, da mesi sostiene ventre a terra qualunque decisione importante presa oltreoceano (Ucraina, Taiwan, Sudamerica).

La questione politica estera, dunque, è un problema risolto.
Resta quella dell’economia (come noto a chiunque, la politica di un governo si misura da quel che fa in economia e in relazioni internazionali, si vive o si muore per queste cose, raramente per altro).
Ma la questione di chi deve assegnare, prendere, distribuire e ridistribuire risorse è molto meno complicata. Non mancano certo i “tecnici” che possono utilmente dare una mano a tenere su la baracca.

Insomma, il governo precedente, con all’interno malpancisti alla Conte e alla Salvini, non era più molto stabile. E siccome sta non per piovere ma per grandinare c’era bisogno di qualcosa di più solido soprattutto dal punto di vista del consenso elettorale (che non mancherà, almeno per i primi mesi, con l’adozione di qualche misura percepita come di “rottura”).

Secondo me tutto questo, e parecchio altro che per brevità non elenco, spiegherebbe anche la fregola del Colle di sciogliere le camere a ferragosto, la assoluta ostilità di Letta a fare un’alleanza con Conte (considerato dagli Usa, cui Letta risponde, forse non a torto, come poco affidabile in materia di politica estera) e la sostanziale neutralità dei vertici UE.

Dite che è un ragionamento complottista?

Se sì, allora non cancello.