vittime Grecia 1942

MAI PIU’ NESSUNA PIETA’ PER LA POPOLAZIONE – 27 settembre 1942

DI RINALDO BATTAGLIA

REDAZIONE

 

Non si abbia pietà alcuna per la popolazione.”
Così il generale Guido Della Bona, comandante del XXVI Corpo d’Armata operativo in Grecia concludeva un’ordinanza ai suoi sottoposti il 27 settembre 1942.
L’ordinanza seguiva a ruota altre circolari emanate dal generale Carlo Geloso, al comando delle operazioni in Grecia, che più volte aveva affermato con decisione che i villaggi andavano distrutti, i beni materiali requisiti e le comunità sottoposte ad un ferreo controllo militare.
Il gen. Roatta con la sua ‘3 C’ del 1 marzo ’42, in Jugoslavia, aveva solo aperto la strada e, visto il terreno fertile creato dal Duce, immediatamente altri avevano clonato nelle loro zone di pertinenza “l’idea”.
Gli ordini erano chiari: fucilare sul posto tutti i banditi catturati, arrestare le famiglie dei ‘banditi’ o ucciderle se si fossero mostrate recalcitranti.
Il tutto per stroncare sul nascere il movimento partigiano.
La Grecia infatti resistette caparbiamente all’invasione italiana. Iniziata il 28 ottobre 1940, senza l’intervento tedesco non avrebbe avuto mai alcun successo. Mussolini, dopo la capitolazione di Atene (20 aprile ’41) controllava circa due terzi del territorio greco e vi istituì un ordine basato sulla violenza.
Il mezzo più usato dagli italiani per piegare la popolazione civile fu l’incendio sistematico di interi villaggi: circa 15.000 edifici furono dati alle fiamme dall’ottobre del 1942 all’agosto del 1943.
Nello stesso periodo gli italiani compirono ventinove rappresaglie provocando oltre 1.500 vittime civili e decine di migliaia di sfollati.
A Mitilene in particolare furono fucilate alcune decine di persone e i loro corpi gettati in mare dentro dei sacchi. A Elassona e a Tsaristaina i fucilati furono ottanta mentre a Kozani, in Macedonia, un reparto italiano circondò diversi villaggi, diede alle fiamme più di settecento case, depredò migliaia di animali e fucilò quaranta persone. Anche nella stessa Atene durante uno sciopero contro l’occupazione, tenutosi nel dicembre 1942, a cui parteciparono circa 40000 persone, le guardie italiane insieme alla polizia collaborazionista greca aprirono il fuoco sui manifestanti provocando due vittime e oltre duecento feriti.
A questi episodi va aggiunta la terribile strage di Domenikon, dove tra i 150 e i 200 civili furono uccisi il 16 febbraio 1943 da soldati della divisione Pinerolo del gen. Cesare Benelli, durante un’azione di rappresaglia .
Infine occorre ricordare come durante l’occupazione nazifascista della Grecia 300.000 persone morirono letteralmente di fame nel giro di meno di tre anni a causa dell’esproprio dei beni alimentari e di congiunture climatiche negative.
Anche per i crimini in terra di Grecia nessuno pagò poi il conto.
Anche qui i nostri governi, seguendo la logica del “baratto delle colpe”, si premurarono più di salvare i criminali nostrani che chiedere giustizia per le stragi nazi-fasciste subite nel biennio successivo in Italia.
Nel 2008 una trasmissione televisiva imperniata sui crimini del fascismo italiano, in Grecia ed Jugoslavia, venne bloccata e volutamente nascosta.
Il 14 marzo 2008, infatti, su History Channel venne presentato, ad orari strani, un documentario di Giovanni Donfrancesco dal titolo eloquente: ‘La guerra sporca di Mussolini’. Si basava su analisi documentale della storica Lidia Santarelli della Columbia University. Vi erano interviste soprattutto – ma non solo – ad un figlio di vittime della strage di Domenikon in Grecia – Stathis Psomiadis – ed altri superstiti allora bambini o ragazzi.
Quel documentario venne acquistato anche dalla RAI, forse per un servizio di Giovanni Minoli, giornalista allora molto in voga, ma mai trasmesso, in quanto ‘disinteressata al progetto’ (o meglio all’oggetto del programma). Perché comperarlo allora? Magari, visti i diritti contrattuali, per limitarne così la diffusione ad altri?
Per stranezze della concorrenza, lo farà invece, sebbene una sola volta – il 3 gennaio 2010 – la tv più ‘voce del padrone’ mai esistita, Rete 4, uguale solo forse alla Pravda ai tempi di Breznev. Una volta sola. Dopodiché buio totale. Nessuna replica, in un canale televisivo che vive di repliche. O quasi.
Qualcuno l’ha bloccata?
Viva l’ignoranza, viva il silenzio e guai a svegliare il cane che dorme.
E’ oscurantismo medievale? No, l’Italia del 2020.
Era già successo qualche anno prima, nel 1991, quando sempre la RAI acquistò, peraltro dalla grande BBC, un altro documentario dal titolo eloquente: Fascist Legacy (L’eredità del fascismo – regia di Ken Kirby), senza poi, anche qui, mai mandarlo in onda. Nel 1989, il giorno 1 e 8 novembre, invece era stato trasmesso in Inghilterra, riscontrando molto interesse e suscitando forti curiosità su come un migliaio di criminali di guerra italiani, colpevoli di oltre un milione di civili morti durante l’occupazione fascista in Jugoslavia, Albania, Grecia, della Libia, Etiopia non fossero mai stati processati e condannati.
Intervistando sopravvissuti allora bambini, che avevano visto uccidere il padre sotto i loro occhi e poi deportati nei nostri campi di concentramento con la madre, appena resa vedova.
E si imputavano chiare responsabilità agli Alleati, e soprattutto agli USA, che nell’immediato dopo-guerra avevano salvati quei ‘criminali’ perché “avevano bisogno di loro per mantenere i comunisti fuori dal governo” in Italia ed in particolare in ottica ‘NATO e chiaramente anti-Mosca’. La real politik della Guerra fredda, si potrebbe sintetizzare.
Era il 1991: il muro di Berlino era caduto da pochi mesi.
Nel servizio della BBC si presentavano, prove, documenti storici, frutto di indagini negli archivi americani e inglesi e in quelli della Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra, la War Crimes Commission.
La politica italiana subito – eravamo negli anni ante-Tangentopoli, nel periodo nero del CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) – anziché interessarsi e approfittare per far luce e idonea informazione ritenne, invece, opportuno protestare ufficialmente, e ai massimi livelli, col Presidente di BBC (Marmaduke Hussey), tramite addirittura il nostro ambasciatore a Londra (Boris Biancheri).
Non si guardava alla luna, ma il dito che la indicava.
La BBC reagì, chiedendo un serio e professionale confronto, in qualsiasi luogo e rete televisiva, tra il loro responsabile storico, che aveva curato e firmato il servizio (Michael Palumbo, il celebre storico statunitense che ha pubblicato il libro L’olocausto rimosso, Rizzoli editore) e chiunque di italiano volesse controbattere quelle ‘verità’.
Non se ne fece nulla. A parte la censura RAI del documentario.
Anche qui, per scherzo del destino, anni dopo nel 2004 una Televisione italiana (la 7) ne presentò alcune parti, in modo comunque parziale e troppo limitativo, durante un programma serale (Altra Storia) peraltro non di primo successo. Senza alcuna enfasi o seria pubblicità.
Viva l’ignoranza, viva il silenzio e guai a svegliare il cane che dorme.
E’ oscurantismo medievale? No, l’Italia del 2020.
Oggi, grazie al web, il documentario (…)è fruibile al pubblico, ma bisognerebbe prima informarlo. O sbaglio?
Qualcuno, probabilmente, era ed è tuttora convinto di essere ancora ai tempi dell’Istituto Luce, che magnificava le doti del nostro regime giorno su giorno, o, peggio, che gli italiani restino ancora un popolo di incapaci, bisognoso sempre di un ‘uomo della Provvidenza’ per guidarlo e gestirne i destini o i portafogli.
Che sia anche per questo, forse, che nella classifica 2020, quella realizzata dall’autorevole ‘Reporter Without Borders’ l’Italia, in merito alla libertà di stampa nel mondo, sia risultata al 41° posto, dopo paesi come la Namibia e il Burkina Faso?
27 settembre 2022 – 80 anni dopo – Rinaldo Battaglia
liberamente tratto dal mio ‘Il dolore degli altri’ – ed. Ventus/AliRibelli – 2022, da ‘Camicie nere sull’Acropoli’ di Marco Clementi (DeriveApprodi ed. 2013) e da ‘Cannibali e Re’ del 7/10/2021

Il dolore degli altri