crimine del viale del tramonto

MAI PIU’ IL VIALE DEL TRAMONTO DI BASSANO

DI RINALDO BATTAGLIA

REDAZIONE

 

Nel settembre ‘44 vi fu una ferocissima repressione sul Monte Grappa con oltre 500 uomini – definiti tutti ‘banditi partigiani’ anche se qualcuno era solo un pastore di malga (ma, importava?) – rastrellati, uccisi o deportati poi nel lager di Hitler, a Dachau o Steyr-Munichholz in particolare.

La mia mente non può non andare ai 31 giovani di Bassano, impiccati, col filo del telefono, lungo gli alberi del viale del bastione nord della città, il 26 settembre di quell’anno maledetto. Un impiccato per ogni albero, con le mani legate dietro la schiena e davanti sul petto una scritta falsa e odiosa: ’bandito’.
Lasciati appesi e bene in vista, alcuni per 4 giorni interi, a giusto monito per tutti gli altri.
Il viale del tramonto dei sogni di libertà di 31 giovani, impiccati dall’ipocrisia nazifascista, ma da cui presto sarebbero stati vendicati dal 25 Aprile in arrivo.
Perché si potranno recidere tutti i fiori che volete, ma mai si potrà impedire alla primavera di arrivare. E il 25 Aprile, non a caso, viene sempre di primavera per ricordarcelo.
Banditi?
Trentuno giovani, di cui molti avevano accolto l’invito delle truppe nazifasciste di salvarsi la vita, se si fossero consegnati e avessero accettato spontaneamente di andare ai lavori nelle vicine fosse anti-carro della Todt.
Si racconta dalle mie parti che persino le madri, i preti o i maestri dei paesini del Grappa li avessero così consigliati. Un tradimento vigliacco che costerà loro la vita. Tipico della scuola di guerra del Fuhrer e del Duce.
Tipico della scuola di ipocrisia di Hitler e di Mussolini.
Banditi?
Trentuno giovani, tra cui Cesare di 17 anni sul Grappa per curarsi la broncopolmonite, Giovanni Battista di 16 anni che aveva appena saputo del fratello Giuseppe di 18 anni fucilato due giorni prima e ora girovagava forse confuso sui colli, ‘Dido’ un altro ragazzo di 18 anni, Francesco di 20 anni ed il fratello Giovanni di 4 anni più grande. Non vorrei esser stato al posto di quella madre di Borso del Grappa quel giorno. Aveva proprio ragione Erodoto, 2.500 anni fa, quando diceva che la guerra è pura pazzia dove, anziché i figli seppellire i padri, come al tempo di pace, sono i padri a seppellire i figli.
Banditi?
E lì oltre alla Wehrmacht delle AlpinJager di Herbert Andorfer e soprattutto le SS di Karl Franz Tausch – il vero ‘boia’ di Bassano – vi erano gli uomini della Tagliamento di Zuccàri e del cap. Aldo D’Agostini, e a preparare i fili del telefono persino i giovani locali dell’Avanguardia Fascista, le cosiddette ’Fiamme bianche’.
Si dice ancora oggi a Bassano che, ad impiccagioni avvenute, Tausch e soci siano andati a festeggiare, prima, con un’ombra di rosso al Caffè Centrale e poi a mangiare spezzatino con polenta all’Albergo Cardellino, forse – aggiungo io – con una ‘tagliatella’ per meglio digerire il male fatto.
Banditi?
Eroi i militi della Tagliamento?
Alla fine, l’operazione Piave (di cui l’eccidio di Bassano era parte) causò ben 264 uccisi, di cui 187 tra gli impiccati, bruciati o fucilati oltre a 23 morti combattendo. Altrettanti, almeno 250, invece scomparvero per sempre tra i lager o le sepolture in fosse comuni, usate come foibe carsiche, uccisi talvolta in processi sommari, come troppe volte già visto.
Solito film, cambiano solo talvolta il nome degli interpreti e talvolta a ruoli invertiti.
Tausch, a quel tempo di soli 22 anni, fanatico nazista fin da quando a 16 anni Hitler invase nel 1938 il suo paese – era di Olmutz dei Sudeti – a guerra finita tornerà tranquillo e beato dalle sue parti, finché il procuratore militare di Padova, Sergio Dini nella primavera 2008 – dopo che un giornalista dell’Espresso, Paolo Tessadri, lo aveva scovato nelle sue ricerche – cercherà di farlo processare. Tausch il 25 settembre 2008, nel 64° anniversario dell’eccidio d Bassano, a 86 anni, preferì suicidarsi. Come facevano a suo tempo i ‘veri nazisti’.
Che Dio lo perdoni.
Nell’operazione Piave, quale sottoten. del 2° Plotone 3° Compagnia della M. Tagliamento, c’era anche un futuro, famosissimo, attore – Giorgio Albertazzi – allora solo di 21 anni. Ne parlerà più volte anche nel suo diario ‘Perdente di successo’, ove non nasconderà anche di avere diretto un plotone di esecuzione, in cui venne fucilato un giovane repubblichino di 19 anni, figlio di contadini cremonesi, Ferruccio Manin (o Manini), suo compagno di ideali, ma che con altri aveva tentato di disertare, forse più stanco della guerra che per passare dall’altra parte, tra i partigiani.
Mimmo Franzinelli in ‘Disertori’ (pag. 284) non solo scriverà che Albertazzi ha comandato il plotone ma ha pure ‘esploso il colpo di grazia’ sul giovane Ferruccio.
A Sestino, poco lontano da Arezzo, il 28 luglio 1944, l’ordine di uccidere – disse più volte Albertazzi, che peraltro mai rinnegò il suo passato – venne proprio da Merico Zuccàri, ‘un uomo durissimo’ – sue parole – con tanto di ordine scritto, arrivato sul posto tramite un motociclista.
Erano uomini figli del Duce, quello che ‘..ha fatto anche cose buone‘.
Che Dio li perdoni.
la colpa di esser minoranza