Assange - murale di Jorit

PER JULIAN

DI ALFREDO FACCHINI

REDAZIONE

 

A Balashikha, ad una manciata di chilometri da Mosca, si è concluso il Festival internazionale di street art “Cultural Code”, che ha visto 60 writers di 10 Paesi realizzare 40 murales. Lo street artist italiano Jorit ha dipinto, alla sua maniera, un ritratto di Julian Assange, ancora detenuto a Londra e in procinto di essere estradato negli Usa dalla Gran Bretagna.

Ecco la sua dedica: “Sei il mio eroe, ti sei messo contro i potenti della terra, hai svelato al mondo verità scomode: sulla corruzione internazionale, sui crimini di guerra e molto altro. Hai aperto gli occhi delle persone e ci hai fatto vedere come i governi ci mentano sistematicamente. Non hai mai fatto un passo indietro e ora stai pagando per il tuo coraggio con la privazione della libertà e la con tua stessa vita“.

Perché non dipingi dissidenti russi?”. Naturalmente quando c’è di mezzo Mosca non si fanno attendere le polemiche. “Io pro Putin? Ma non scherziamo“, replica l’artista napoletano sottolineando la necessità di «ascoltare le due campane, di provare a conoscere e ascoltare anche il popolo russo, perché il dialogo è l’unica strada per evitare lo scontro totale».

Ma Jorit è da tempo nel mirino dei “nemici” di Mosca.

Nei mesi scorsi ha realizzato a Fuorigrotta un murale dedicato a Fedor Dostoevskij, come simbolo “dell’ingiusta epurazione“, patita in questi mesi dalla cultura russa in occidente. Apriti cielo. Ad aggravare l’accusa di essere un simpatizzante del Cremlino è arrivata la notizia, rimbalzata da Mosca, del plauso pubblico di Vladimir Putin per l’opera dedicata allo scrittore moscovita.

Nel 2019, sempre a Mosca, Jorit ha partecipato al festival di arte urbana, “Urban Morphogenesis”, ritraendo il volto del primo astronauta, Jurij Gagarin. Su tutti i volti ritratti da Jorit, pseudonimo di Ciro Cerullo, ritroviamo delle cicatrici rosse sulle guance, più precisamente i segni rituali di scarnificazione praticati da tribù della Tanzania e del Kenya, come simboli di appartenenza e iniziazione.

Nell’arte di Jorit questi tratti tribali li ritroviamo su volti come quello di Che Guevara dipinto sui muri di Taverna del Ferro, il famigerato “Bronx” di Napoli Est o su quello di Salvador Allende, dipinto insieme a Momo Gonzales per il progetto “Rione dei Sogni”. Un ritratto, quello della giovane attivista palestinese, Ahed Tamimi, gli è costato l’arresto a Betlemme.

Non mancano anche volti legati a storie più territoriali come il “San Gennaro” operaio dipinto a Forcella che riporta il volto di un amico dell’artista. A Roma, per chi scrive è particolarmente caro il murales dedicato a Valerio Verbano ammazzato dai fascisti il 22 febbraio del 1980.

Se le guerre possono essere avviate dalle bugie, esse possono essere fermate dalla verità“.

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