funerali di Elisabetta II

FUNERALI DI ELISABETTA: I DETTAGLI CHE NESSUNO HA VISTO

DI RITA NEWTON
Rita Newton

 

La verità della storia è nei dettagli“, scriveva Paul Auster. E sono proprio i dettagli che mi hanno colpito del funerale di Elisabetta II, i dettagli che richiamano i retroscena.

Come questi cagnolini “nobili”    corgie

Essi sembrano percepire la tristezza dell’evento.

La regina amava i corgie, che erano stati i primi cani ricevuti da bambina, e li alimentava lei stessa. Ad un certo punto della sua vita, ritenendo si avvicinasse la sua dipartita, non aveva più preso nuovi cagnolini per non doverli lasciare da soli. Ma col passare del tempo dovette cambiare idea per non restare lei senza cani.

 

colletto dell'uniformeUn dettaglio inaspettato è il colletto liso dell’uniforme di Re Carlo III.

Al contrario da quanto ci si attenderebbe da un reale, che tutti immaginano immerso nel lusso, Carlo è noto per la sua parsimonia. Da decenni usa e riusa i vestiti, anche quelli da gran sera, consumandoli.

Alla recente cerimonia di proclamazione indossava l’abito delle sue nozze con Camilla, anche a quell’epoca già presente nel suo guardaroba.

 

all'addiaccioPer partecipare al funerale alcuni hanno dormito all’addiaccio.

Qualcuno ha chiesto cosa abbia spinto le persone a fare la fila per vedere la bara della regina. La spiegazione la diede un uomo del pubblico al funerale della regina madre di Elisabetta. Questi disse che quella signora c’era stata (nel senso che aveva fatto il suo dovere, infatti era molto stimata) quando c’era la guerra e quando c’erano suo padre e suo nonno e pertanto lui voleva esserci a renderle omaggio.

Elisabetta non ha vissuto quanto sua madre ma ha attraversato quasi un secolo di storia incontrando i grandi del mondo, a Londra o in tutto il pianeta. Si è guadagnata l’affetto di molti sudditi (solo il 25% è contrario alla corona). Quale che sia l’opinione che si possa avere della monarchia, la sua morte è un avvenimento storico.

 

donne_WWIIUn’ultima notazione è per questo monumento.

Davanti ad esso hanno letteralmente piantato le tende per la notte molti partecipanti all’evento. Un monumento al lavoro delle donne della seconda guerra mondiale.

L’idea per un memoriale fu proposta nel 1997 dal maggiore in pensione David McNally Robertson, venuto a sapere che molti paesi avevano un monumento nazionale al lavoro svolto dalle donne durante la seconda guerra mondiale e il Regno Unito non ancora.

Ecco, i Britannici ci appaiono retrogradi con la loro monarchia così antiquata e con le loro manifestazioni di fanatismo (da fan) come quelle per i funerali di Elisabetta II. Eppure dal secolo scorso hanno un monumento al lavoro delle donne davanti ad un’ala del palazzo reale.

Noi non abbiamo un simile monumento davanti ai luoghi del potere, per ricordare che in essi c’è anche il contributo delle donne che aiutarono a liberare la nazione e a ricostruirla. Anzi, il ruolo delle donne nel lavoro svolto al posto degli uomini che erano al fronte fu misconosciuto a causa della concezione fascista che sminuiva la donna. E il contributo alla resistenza è stato sempre taciuto a causa della visione maschilista secondo cui una donna combattente era una donnaccia.

Qualche volta le celebrazioni possono essere eccessive, altre volte, invece, sono doverose.