donna abusata

TANTI MOSTRI GIUDIZIARI E POCHE CONDANNE ESEMPLARI

DI RITA NEWTON
Rita Newton

Tanti giustamente si indignano davanti a pene di otto anni per duplice stupro, di quattro per violenze domestiche e abusi sessuali su minore o di tre per lesioni gravi e maltrattamenti continuativi. Quando poi la pena è inferiore a tre anni spesso il reo non fa un giorno di carcere. Anche per l’omicidio, le condanne all’ergastolo come quella dei fratelli Bianchi sono rare. Altre prevedono solo sei anni di reclusione.

Tuttavia i soggetti da rampognare per queste ingiustizie non sono quelli che spesso vengono additati dall’opinione pubblica come responsabili.

Ad esempio, per gli abusi domestici, tanti se la prendono con i magistrati che “non comminano pene esemplari“, ma dovrebbero prendersela con il legislatore, cioè i nostri beneamati parlamentari.

Magistrati e poliziotti non possono che applicare la legge.
Ad esempio, la pena per lesioni dolose (art 582 del Codice penale) è solo di reclusione da sei mesi a tre anni.
Le circostanze aggravanti (art 583 del Codice penale) sono previste per lesioni personali gravi e lesioni personali gravissime.
La lesione personale è grave e si applica la reclusione da tre a sette anni quando “dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni; la condotta colpevole produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo“.

La lesione personale è gravissima, con conseguente applicazione della reclusione da sei a dodici anni, se dal fatto deriva: una malattia certamente o probabilmente insanabile; la perdita di un senso; la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della parola; la deformazione, ovvero lo sfregio permanente del viso”.

Sia il reato di lesioni personali gravi sia quello di lesioni personali gravissime sono procedibili d’ufficio.
Pertanto possono essere denunciati da chiunque ne venga a conoscenza (è un obbligo per i medici che curano la vittima).
Invece le lesioni lievi e lievissime richiedono la querela della persona offesa ed è per questo che tanti abusi nella coppia, singolarmente modesti nelle conseguenze, vanno avanti per anni, talora culminando in omicidi.

Infatti è ovvio che per una vittima che l’aguzzino lo ha in casa sia un rischio denunciare, mentre più spesso la vittima di abusi domestici prova verso l’aggressore malintesi sentimenti d’affetto che frenano la denuncia o inducono a ritirarla, anche se di questo (e degli omicidi che a volte ne scaturiscono) si dà colpa a magistrati e forze dell’ordine.

A ciò si aggiunga il fatto che le garanzie del giusto processo richiedono che la vittima (e i testimoni) debbano deporre nuovamente su quanto già dichiarato in sede d’indagine, affinché si formi la prova. Questo rende ricattabile la vittima nel periodo che intercorre fra la denuncia e l’udienza (esponendola anche al rischio di eliminazione fisica).

A mio parere andrebbero applicati dei correttivi a monte: rendere procedibili le denunce almeno per le lesioni lievi, e aumentare le pene per tutti i reati non lievissimi introducendo la modifica con un solo articolo che abbia ricaduta su tutte le leggi penali. In questo modo gli effetti di pene minime, di patteggiamenti, rito abbreviato e attenuanti varie non produrrebbe mostri etici.