Mattarella e Draghi

AGENDA DRAGHI ANCHE PER LA CORTE COSTITUZIONALE?

DI RITA NEWTON
Rita Newton
Il presidente Mattarella ha nominato alla Consulta il Consigliere giuridico di Draghi e membro del Consiglio Superiore di Bankitalia Marco D’Alberti. Questa scelta provoca sconcerto e preoccupazione, non per il profilo morale della persona, ma per considerazioni di carattere ideale e pratico.

Infatti siamo in un tempo in cui avremmo (e avremo ancor di più, ove al governo salisse la destra) tanto bisogno di tutela dei diritti fondamentali della persona. Inserire nella Corte Costituzionale un esperto di diritto amministrativo, per di più collegato alle alte sfere della finanza, non rafforza questo intento.

E’ vero che alla Consulta si presentano spesso controversie fra le Regioni e lo Stato e questa deve decidere se è stato correttamente applicato l’articolo 117 della Costituzione, che ripartisce le competenze. In questo senso la presenza di un amministrativista ha comunque una sua logica, sebbene fino ad oggi la Corte abbia proceduto egregiamente senza di lui.
Sarebbe stato però molto più idoneo per il ruolo un costituzionalista.
Inoltre sarebbe stato opportuno conferire l’incarico ad una donna, visto che su 15 membri della Consulta solo quattro sono donne. L’esigenza di aumentare la presenza femminile nei diversi organismi dello stato non è certo ignota al capo dello Stato.

Pertanto, con tanti potenziali concorrenti – uomini e donne – ben più autorevoli, si deve pensare che D’Alberti abbia maturato agli occhi di Draghi e di Mattarella qualche particolare merito. O si tratta di meriti futuri su cui si vuole poter contare. Entrambe le ipotesi preoccupano.

Viene quasi da rimpiangere Giuliano Amato, la cui nomina aveva suscitato tante critiche per i suoi trascorsi politici e partitici con prese di posizione controverse quando era in parlamento. Almeno si trattava di un costituzionalista e docente di diritto costituzionale e i suoi legami con altri “mondi”, nonché le sue posizioni politiche, erano ben noti.

In ogni caso adesso avremo qualcuno che sarà inevitabilmente un “ponte” fra la Corte Costituzionale e i poteri finanziari. Qualcuno che il giorno 20, quando giurerà, sarà appena uscito dal portone di Banca d’Italia e da quello di palazzo Chigi e si siederà a giudicare sui delicati diritti costituzionali.