Lula e Boric

RIBELLIONE DEL NUOVO MONDO: BORIC PRO PALESTINA, LULA PRO RUSSIA

DI RITA NEWTON
Rita Newton

Cominciano gli effetti della perdita di centralità dell’occidente e dei suoi alleati nei giochi internazionali. Il cambiamento – a parte gli incontri di questi giorni a Samarcanda – prende il via da quello che nel 1500 era il nuovo mondo ed ora si riscopre tale.

Dopo i giochi militari congiunti in Venezuela di Russia, Cina, Iran e altri eserciti amici, dal Brasile e dal Cile provengono in queste ore notizie affatto gradevoli per i destinatari.
Il gesto eclatante di Boric
Il neopresidente cileno, Gabriel Boric ha messo in atto una eclatante presa di posizione contro gli attacchi di Israele a Gaza. Boric è l’uomo del popolo, che ha richiamato alle urne a gennaio una valanga di elettori in più del solito, riportando la vittoria con il 56% dei voti.

Ieri Boric, dicendosi colpito dalla morte di bambini in un attacco israeliano a Gaza, ha cancellato l’appuntamento per la presentazione delle credenziali da parte del nuovo ambasciatore di Israele. Questi è stato ricevuto successivamente dalla sottosegretaria agli esteri, mentre l’appuntamento con il presidente slitterà a metà ottobre.

Si tratta di un grave incidente diplomatico dopo 70 anni di amicizia fra il Cile e Israele, secondo la comunità ebraica in Cile. Ma l’amicizia era con Pinochet e altri presidenti che – a differenza di Boric – non avevano tagliato completamente con un passato di atrocità nel paese andino.
La presa di posizione di Lula
L’altra voce che per l’occidente “stona” proviene dal Brasile, dall’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Questi, una volta liberatosi di tutte le false accuse che ne avevano ostacolato il percorso e che secondo l’ONU hanno violato garanzie giuridiche e diritti civili, si è ricandidato presidente e in campagna elettorale ha attaccato le sanzioni europee alla Russia.

Già a maggio Lula criticò le sanzioni imposte alla Russia, a suo dire responsabili dell’inflazione globale. Secondo Lula, Zelensky ha voluto la guerra tanto quanto Putin e gli Stati Uniti e l’Unione Europea avrebbero dovuto accettare l’esigenza di Putin che l’Ucraina non entrasse nella Nato.

L’eventuale vittoria di Lula, che è dato al 45% contro il 33% di Jair Bolsonaro, sarebbe una buona notizia per il mondo. Infatti questi potrebbe rovesciare la dissennata politica di Bolsonaro sulla deforestazione dell’Amazzonia, che danneggiando il polmone verde più grande del globo si riflette su tutti i paesi.

Due settimane fa proprio Boric aveva messo in guardia sulla possibilità che una vittoria elettorale di Lula possa portare ad un colpo di stato della parte avversa. Boric, citando il tentativo di colpo di stato in Bolivia nel 2020 con la falsa denuncia di brogli elettorali, ha invitato in quel caso tutti i paesi dell’America Latina a reagire uniti.

Un invito per alcuni che è un avvertimento per altri…