MAI PIU’: COME POLLI DA ALLEVAMENTO – 14 settembre 1929

DI RINALDO BATTAGLIA

REDAZIONE

 

Con il Regio Decreto del 14 settembre 1929, Mussolini proseguì la sua opera di ‘reimpostazione’ dell’educazione fisica, ma soprattutto morale, della gioventù italiana.

Era un altro passo in avanti nella strada della totale sottomissione a rango di animale dell’ uomo italiano, che aveva già avuto nelle ‘leggi fascistissime‘ e soprattutto nella circolare del 5 gennaio 1927 un chiaro segnale educativo. Là si voleva distinguere i cittadini italiani non più tra onesti ed disonesti, tra chi rispettava e non rispettava la legalità, ma tra solo cittadini fascisti e cittadini antifascisti.

Il grande storico di Mussolini, Renzo De Felice nella ‘Breve storia del fascismo’ anni dopo sintetizzerà con due righe in croce questa nuova dottrina: ‘al fascismo non bastava più piegare i corpi: voleva ora anche le anime’.

E per piegare le anime era più comodo e più facile partire da quand’erano bambini. Dapprima la costituzione dell’Opera nazionale Balilla (ONB) con la legge n. 2247 del 3 aprile 1926 e ora col decreto del 14 settembre ‘29 si proseguiva.

Tutto coerente, tutto logico, tutto totalitario, illiberale, antidemocratico. Cioè l’essenza del fascismo.
Noi ancora oggi restiamo sorpresi delle atrocità commesse anche da semplici piccoli, quasi insignificanti, soldati nazisti. Il calendario del nostro paese ci presenta ogni giorno, durante quella guerra, nuove memorie e nuovi spunti in merito.
Ma da chi aveva imparato il nazismo, da chi era andato a lezione Hitler?
La scuola nazista ha volutamente sempre formato soldati, uomini duri, dal cuore di ferro o di acciaio, desiderosi di combattere per il Fuhrer, bramosi di diventare grandi, persino preoccupati che la guerra finisse troppo presto, prima che anche loro potessero offrire il loro contributo alla ‘causa’.
Erano stati allevati come polli di allevamento sin dai tempi dell’asilo, ‘presi’ dalla famiglia prima ancora che capissero cosa fosse l’infanzia, separando i maschi dalle bambine. E puntando sui primi ed affidati a severi educatori, capaci di insegnare loro filastrocche ripetitive, sempre col Fuhrer punto focale, eroe e salvatore della Germania, unico uomo al mondo in grado di risollevare il destino tradito nel 1918.

E dopo l‘asilo, dai 6 ai 10 anni, eccoli promossi a ‘Pimpfe’ ove giuravano la fedeltà assoluta ad Hitler, con tanto di impegno a donare la vita, qualora necessario. Dai 10 ai 14 anni, nuovo passo in avanti verso il baratro, si passava nella Jungvolk e poi dai 14 ai 18 anni, preparati e maturi per essere degni della Hitler-Jugend, porta d’entrata principale nella vita militare, nella Wehrmacht e, i migliori, i prescelti, nelle S.S. dove il fanatismo governava il corpo e la mente.

Orgogliosi di esser lì, arrivati per la gloria del Terzo Reich, soddisfatti di esser al servizio di un progetto così unico, storico, magnifico, esaltante. Pronti a qualsiasi crimine pur di raggiugere gli obiettivi assegnati, a soddisfare tutti gli ordini ricevuti, ordini mai discussi e mai neanche da discutere e su cui non esistevano assolutamente dubbi. Gli avversari, ebrei e non ebrei, erano solo intoppi sulla loro strada, piccole schegge impazzite che rallentavano il sogno di gloria, da punire ed eliminare, per far spazio a loro, alla loro inevitabile gloria.

E la scuola nazista era stata maestra e contemporaneamente allieva di quella fascista dei nostri maledetti anni 20.
Cambiavano solo i termini, i nomi, non la sostanza. Anzi con diritti di brevetto che spettavano al Duce. Perché a copiare ed inseguire fu il Fuhrer, non viceversa.
Da noi avevamo l’Opera Nazionale Balilla – ordinata appunto già dal 3 aprile 1926, quando Hitler era quasi ancora in galera a Landsberg – con lo scopo di ‘riorganizzare la gioventù italiana dal punto di vista morale e fisico’. Ai bambini bisognava infondere ‘il sentimento della disciplina e dell’educazione militare e renderli consapevoli della loro italianità e del ruolo di fascisti del domani’.
Dai 6 agli 8 anni si era ‘Figli della lupa’, poi promossi a Balilla fino a 14 anni e successivamente fino ai 18 ‘avanguardisti’ e così dai 18 ai 21 anni si entrava di diritto nei ‘Fasci giovanili di combattimento’ il cui nome era già tutto un programma, e per gli studenti nei ‘Gruppi Universitari Fascisti’, i famosi GUF.
Cosa c’era di diverso tra la scuola nazista e quella fascista?
Forse il nome del perno centrale, dell’Uomo della Provvidenza: Hitler da una parte, Mussolini dall’altra. Soci e compagni di merenda in bande criminali, come mai prima vi erano state sulla faccia della terra.

A Terezìn, nel lager di Terezìn, le giovani maestre lì deportate insegnavano invece che non vi erano differenze tra bambini e bambine, la scuola era la stessa, vi era parità di diritti tra i due sessi. Sostituirono il codice militare con la forza dell’amore, quella che dava quel poco che era possibile, ma senza pretendere nulla in cambio. A chi era stato formato sulla disciplina cieca e l’ubbidienza assoluta senza chiedersene il perché, risposero con la libertà espressiva dell’amore, lasciando spazio alla creatività, fosse questa anche un semplice disegno a matita, perché altro non c’era.

A chi aveva giurato fedeltà fino alla morte, risposero offrendo i loro valori di vita, pur sapendo quale sarebbe stato il loro destino.
Capirono e misero in pratica il valore della ‘lotta pacifica’, un’obiezione di coscienza
di tipo gandhiano prima ancora di Gandhi e senza conoscere Gandhi o una resistenza senza armi. Ma forse no!
Usarono l’unica arma veramente capace di sconfiggere il nazismo ed il fascismo (e con essi tutte le ideologie totalitarie del mondo, di ogni colore e tonalità, disegnate a matita o meno che fossero), l’arma della cultura, l’arma potente dello studio, sin dalla tenera età di un bambino.
Insegnarono che la libertà si perde per primi dove regna l’ignoranza, dove c’è ignoranza.
Insegnarono che il progresso dell’umanità lo si raggiunge con l’arte e i libri, con la cultura, per quanto lì, in quel campo, in quel lager, violentata, repressa e tassativamente vietata.
Hitler appena preso il potere, il 10 maggio 1933 dette fuoco a 20.000 libri in una notte. Il re delle fake-news, Goebbles, nei suoi tg disse che ‘il futuro uomo tedesco non sarà un uomo di libri’ tra gli applausi degli ospiti invitati allo show, paganti o meno.

Mussolini anticipò entrambi, già con le leggi fascistissime del 1925, vietando non solo chi leggeva i libri ‘non allineati’ ma, per essere migliore, soprattutto chi li scriveva. E gli uomini dell’Ovra, la sua polizia segreta, antenata della Gestapo, si misero subito al lavoro. Furono ‘solo’ 12.000 le persone spedite al confino e 28.000 gli anni di carcere, con 38 condanne a morte, inflitte dai ‘tribunali speciali’.

Mussolini, quello che ‘ha fatto anche cose buone’. La più grande fake-news della storia del nostro paese, da quando il nostro paese è ufficialmente nato.
Mussolini e i suoi 1.283 scagnozzi, criminali di guerra per la War Crimes Commission dell’ONU come da sentenza del 4 marzo 1948.
Mussolini e i suoi polli d’allevamento, sia quelli già cucinati per bene e quelli ancora in forno pronti per il prossimo suo pranzo.

Pochi anni, e già col 10 giugno ‘40 tutto si capirà meglio.

 

non ho visto farfalle a Terezin
14 settembre 2022 – Rinaldo Battaglia
liberamente tratto da ‘Non ho visto farfalle a Terezìn’ – ed. AliRibelli – 2021