MAI PIU’ – 7 SETTEMBRE 1938: LA BONIFICA DEL LIBRO

DI RINALDO BATTAGLIA

RINALDO BATTAGLIA

 

Circolare n. 6027 del Ministro dell’Educazione nazionale Bottai.

Per la sostituzione di Seidl (cfr. il primo lagerkommandant del lager di Terezìn), trovando un altro demonio degno del predecessore e di Terezìn, ci pensò sempre Adolf Eichmann, che per pazzia e sadismo sicuramente aveva talento da vendere. Scelse subito e ne fu operativo fino al 7 febbraio 1944, il capitano delle S.S. Anton Burger (Tony per i suoi amici, come si faceva chiamare), un altro giovane di 32 anni, austriaco come Seidl. Eichmann lo conosceva bene, sin da quando venne cacciato “dall’Austria libera” di Dolfuss per attività naziste nel 1933 e accolto, a braccia aperte, dal suo connazionale Adolf Hitler.

Qui poté esprimere subito le sue doti di violenza e antisemitismo, partecipando direttamente all’Anschluss del 12 marzo ‘38 che uccise la libera Austria. Eichmann lo volle poi nelle sue attività di spogliazione ed espropriazione delle famiglie ebree. Cominciò a Praga con sole 1.400 famiglie ebree deportate tra il ‘39 ed il ‘40, poi a Brno  nel ‘41 e nel ‘42 promosso per meriti acquisiti sul campo in Belgio ed Olanda. A dire che fosse senza scrupoli sembra una banalità.

Prima del nuovo incarico a Terezìn era stato a scuola come “apprendista criminale” (qualora ne avesse avuto bisogno) direttamente ad Auschwitz, per precisa richiesta di Eichmann.

A Terezìn però duro poco ma in questi 7 mesi non deluse le aspettative diaboliche del suo “tutor”. Burger infatti serviva in Grecia per calmare gli animi degli ebrei di Atene ma soprattutto di Rodi, Kos e Corfù. Già entro l’estate era stato promosso a SS – Hauptsturmführer in particolare dopo aver deportato oltre 3.000 ebrei in soli 3-4 mesi.

Tra questi molti italiani. Uno su tutti: Sami Modiano di allora 12 anni, assieme a tutta la sua famiglia. Ma fu dopo la guerra che Burger manifestò bene quanto imparato dalla scuola nazifascista, ove era cresciuto. Venne arrestato in Austria, e mentre era sotto processo nel suo paese, venne condannato a morte “in contumacia”  dal tribunale della Cecoslovacchia per quanto commesso anche a Terezìn. Anche l’Austria lo condannò alla pena capitale, ma – non non venne mai chiarito come – riuscì ad evadere prima dell’esecuzione.

Tutti eroi prima, tutti topi in fuga dopo, magari vestiti da semplici soldati tedeschi su un camion diretto verso la Svizzera. E col volto pallido.

Ma il peggio doveva ancora venire.

Tony Burger visse sotto falso nome nella sua città natale di Neunkirchen fino al 1951. Nuovamente arrestato, riuscì ancora a fuggire, aiutato non si sa bene da chi e non si sa bene come. Cambiò varie volte residenza e morì da uomo libero il giorno di Natale del 1991. ll peggio sta nel fatto che solo dopo 2 anni dalla sua morte, ci si accorse chi era quella persona, conosciuta da 40 anni col nome falso di “Wilhelm Bauer’” E solo pochi anni fa, solo nel 2011, solo dopo 60 anni dal suo arresto a Neunkirchen, si scoprì chi fosse il vero ‘Wilhelm Bauer’ a cui Burger aveva sottratto l’identità.

Era il nome di ebreo che il Kommandant aveva ucciso personalmente a Terezìn ad inizio del 1944. La colpa? Quell’ebreo portava gli occhiali: voleva dire che era colto, aveva studiato, era un ebreo che leggeva i libri, magari anche a Terezìn. Cosa gli servivano altrimenti gli occhiali, se lavoravi in miniera? Per questo faceva paura. I libri hanno sempre fatto paura e tuttora fanno paura a chi è nazista o fascista. Perché è la conoscenza, di cosa sono il nazismo ed il fascismo, la vera unica arma che può sconfiggerli. Per questo Terezìn faceva paura. Per questo Terezìn ancor’ oggi è volutamente sconosciuta e nascosta nei nostri media. Non trova spazio nelle tv spazzatura, tra una shop-opera e un salotto da talk- show, tra una pubblicità e l’altra. Perché l’anestesia serve.

I libri. L’eterno timore.

Nel modenese nel 1878 nasceva Angelo Fortunato Formaggini,  da una nota famiglia ebrea, arricchitasi nei secoli già al tempo degli Estensi di Ferrara con la lavorazione e commercio di ori e gioielli. Grande studioso, grande letterato, plurilaureato. Dopo il matrimonio con Emilia Santamaria, importante pedagogista, si dette nel 1908 all’insegnamento in un liceo di Bologna e lì comprese bene l’importanza della conoscenza e della didattica. Decise pertanto di allargare i suoi interessi nel campo dell’editoria. Ma soprattutto negli anni venti, dopo la guerra ed in particolare con l’arrivo del fascismo, l’attività non ebbe fortuna tanto d’esser costretto a svendere molte delle sue proprietà immobiliari. Soprattutto con le leggi razziali del ‘38 che di fatto vietavano la produzione dei suoi autori, quasi tutti ebrei.

Lottò ma trovò sempre tutto l’ambiente intellettuale del momento contro. Caduto in depressone, si suicidò lanciandosi dalla Ghirlandina, la famosa torre del Duomo della sua Modena, il 29 novembre 1938. Si dice con in tasca una lettera per il Duce e una per il Re, colpevoli delle Leggi antisemite, assieme a molte banconote, per impedire che i fascisti potessero far circolare le voci di un suicidio dovuto a problemi solo finanziari. Il Fascio impose a tutti il totale silenzio, nessun giornale scrisse nulla. Solo nel dopoguerra la moglie riuscì a recuperare molti libri editi dal marito (oltre 600 titoli) cedendoli alla casa editrice Bietti, che tuttora li pubblica.

I libri. C’è chi piuttosto che non scrivere e non riuscire a pubblicarli preferì la morte durante il regime di Mussolini. I libri, l’eterno timore delle dittature. E non solo. Di recente, nell’Italia post-fascista del 2020, a Ferrara – la città di Giorgio Bassani, la città dei suoi  “La lunga notte del ‘43” o “Il giardino dei Finzi-Contini”, dove durante la Repubblica di Salò vennero rastrellati e deportati più di 100 ebrei e solo 5 ritornarono a casa vivi, almeno fisicamente – dei consiglieri comunali di maggioranza, in merito alla consegna di alcuni volumi, acquistati con fondi statali, hanno ufficialmente chiesto di “vedere se questi libri sono adeguati ai nostri cittadini, alle aspettative dei nostri elettori, nostri nel senso chi ci ha votato e ci chiede di rappresentarli”.

Una serie di proteste ha fatto desistere l’iniziativa comunale, ma resta il concetto di base: i libri hanno sempre fatto paura a tutti coloro che non sanno riconoscere la forza della democrazia e della libertà. Perchè è la conoscenza, di cosa sono tutti i regimi totalitari – tutti – la vera unica arma che può sconfiggerli. 80 anni prima, il 7 settembre ‘38 con la sua circolare n. 6027 l’allora Ministro dell’Educazione nazionale (oggi diremmo Ministro della Cultura) Giuseppe Bottai aprì la campagna di “bonifica del libro” – sue parole – volta a “purificare i manuali scolastici dalle contaminazioni giudaiche con la cancellazione di brani, citazioni e qualsiasi riferimento a studiosi di cultura ebraica”E dalla scuola vennero cacciati ben 6.000 studenti ebrei.

C’è da chiedersi oggi se – parafrasando Carlo Levi, un altro grande ebreo italiano di quegli anni – Bottai si sia fermato a Ferrara o, meglio, se Ferrara sia fermata al tempo di Bottai.

Di Ferrara era anche un altro intellettuale ebreo, Silvio Magrini. Figlio di famiglia ricca e nobile, era laureato in Fisica e libero docente in Fisica Sperimentale sin dal 1913 all’Università di Bologna. Nel 1920 si iscrisse convinto al Partito Nazionale Fascista e pur restando ai margini – si definiva “fisico” non “politico” – appoggiò le scelte del regime, non opponendosi ad esempio al Manifesto della Razza, di certo sottovalutandone la portata.

Con le Leggi Razziali del ‘38  però fu costretto a lasciare l’insegnamento all’università felsinea, assieme ad altri 40 docenti di cui ben 11 ordinari e 3 onorari, malgrado i suoi trascorsi nel PNF e le sue conoscenze tra gli uomini del Duce. Uomini del Duce, che in quanto “polli d’allevamento” come i loro omologhi nazisti, non solo non fecero nulla a sua difesa, ma alla prima occasione, dopo l’8 settembre ‘43, lo catturarono e lo consegnarono soddisfatti alle SS tedesche. Venne deportato a Fossoli e da qui direttamente ad Auschwitz, dove morì, forse al suo arrivo, già il 16 novembre ‘43.

Pochi sanno che Giorgio Bassani nell’ispirazione del suo capolavoro sulla Shoah ferrarese, “Il giardino dei Finzi-Contini” si basò sulla vita proprio del prof. Magrini, che pagò con la vita, l‘essersi fidato nel fascismo di Mussolini. Ma anche la “vera” famiglia Finzi-Contini visse  il crimine della Shoah e pagò con la vita nei lager nazisti.

 

7  settembre 2022 – 84 anni dopo la circolare Bottai – Rinaldo Battaglia

liberamente tratto da  “Non ho visto farfalle a Terezìn” – ed. AliRibelli 2021