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GLI ESPERTI DEL CLIMA E LE PAGELLE AI PARTITI

DI RITA NEWTON

I punteggi dati ai programmi dei partiti da un gruppo di venti esperti di ambiente sono una delle notizie di oggi sulla stampa e nei social. Al centro dell’attenzione le strategie in risposta ai cambiamenti climatici.

I seguaci di questo o quel partito esultano per la buona posizione ottenuta dal programma della loro forza politica di riferimento.

Per parte mia, muovo una critica al metodo e suggerisco di non sopravvalutare il peso effettivo di questa “pagella”.

La parola clima

Per esempio, uno dei 10 parametri presi in considerazione dagli esperti dichiarati indipendenti ma non nominati, è il numero di volte in cui la parola “clima” è ripetuta nel programma.

Secondo chi ha stilato la classifica, questo indica quanto il tema clima sia centrale nei programmi.

Paradossalmente, un partito che nel programma, per scarsità di capacità espositive o di lessico, avesse ripetuto cento volte la parola clima, anche con frasi di scarso contenuto, sarebbe stato ritenuto avere i cambiamenti climatici al centro dei suoi interessi.

Quello usato è un criterio da algoritmo, ma gli esseri pensanti sanno che la centralità di un tema può essere garantita anche senza mai nemmeno citarlo. Infatti si possono adoperare sinonimi, circonlocuzioni e direttamente proporre soluzioni senza mai citare il termine. Come nel gioco “dimmi il titolo del film senza dirmi il titolo del film”.

Oppure la si può garantire mediante candidature di tecnici di elevata caratura professionale sulla specifica materia.

L’ambizione

Un altro parametro tenuto in considerazione è l’ambizione delle proposte sul clima.

Ma il buonsenso e l’esperienza fanno comprendere che più una forza politica è piccola e più facilmente farà proposte roboanti, essendo praticamente certa di poter dare la colpa ad altri per quanto non verrà attuato una volta in parlamento o al governo.

Altrettanto avviene per quelle forze che sono abituate a promettere cose che non hanno intenzione di mantenere, così, tanto per abbindolare l’elettorato. O per tentare di farlo.

Se per esempio si parla di Agenda Draghi, non si può pensare di essere compatibili con proposte sul clima che determinerebbero cambiamenti importanti in settori finanziari e produttivi che l’agenda Draghi (o come si voglia chiamarla) evidentemente tutela. Basta vedere cosa ha fatto il ministro Cingolani fino ad ora per l’ambiente e quali siano le sue grandi proposte per il risparmio energetico autunnale.

Ciò getta una certa ombra sul programma per il clima del PD, che gli esperti hanno promosso con un buon punteggio.

Pagelle da ritoccare

Per quanto riguarda il migliore, c’era da aspettarsi che i Verdi avessero a cuore il problema (infatti nel programma hanno ripetuto 41 volte la parola clima), ma è anche vero che hanno una percentuale di voti – di partenza e nei sondaggi – così bassa da avere bisogno del sostegno di molte altre forze per far approvare le loro proposte. In assenza, si potrà dire “noi ce l’abbiamo messa tutta ma gli altri non hanno voluto”.

Altrettanto dicasi per UP, che per questa ed altre materie può fare promesse rivoluzionarie, per portare avanti le quali in parlamento, però, occorrono numeri elevati o coalizioni che al momento non sono in vista.

Anche tenendo conto di quanto ho osservato, comunque lo si guardi il peggiore (la coalizione di destra, ai cui elettori peraltro non interessa molto del problema climatico) resta peggiore.

Per gli altri, come ho detto, l’esultanza per la buona posizione della propria coalizione di riferimento nella classifica è in buona parte ingiustificata.

E la classifica stessa va presa con le molle perché non è una garanzia. Infatti parla solo di programmi, ma dobbiamo anche guardare l’affidabilità e la forza di chi i programmi deve realizzarli.

 

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