LA FOLLIA DELLA DIGITALIZZAZIONE SPINTA: O TROPPO O NIENTE

DI RITA NEWTON

 

Le tecnologie informatiche possono essere utili strumenti per informarsi, velocizzare le pratiche burocratiche, favorire gli acquisti evitando code alla cassa, collegarsi con persone care o partner di lavoro da un capo all’altro del mondo. Tuttavia se non gestite con intelligenza e saggezza diventano un capestro, in particolare per le persone che già hanno problemi oggettivi.

Il caso di oggi è quello di Antonio Brocani, un uomo malato di SLA per il quale la moglie Maila Pigliapoco fa tutto, essendo lui bloccato a letto e tracheostomizzato. La signora Maila ha cercato di ottenere lo Spid del marito alle poste ma la risposta è stata che l’interessato deve recarsi personalmente allo sportello per il riconoscimento. Le è stata rifiutata anche la possibilità di presentare una procura.

Immagino peraltro che già sia stata considerata l’alternativa del riconoscimento online tramite video con altro ente abilitato al rilascio dello Spid, perché in quel caso l’uomo dovrebbe anche parlare per identificarsi.

Ostacoli per anziani e malati

Sotto il profilo logico e normativo questo sarebbe in teoria giusto, perché lo Spid è l’identità digitale che conferma che la volontà e le dichiarazioni espresse da un soggetto online sono sue e solo sue e i benefici richiesti vanno a vantaggio della persona che ne ha diritto.

Tuttavia dovrebbe essere prevista un’alternativa. Infatti questo ostacolo impedisce ad una persona che ha già gravissimi problemi di accedere ai servizi on line della pubblica amministrazione e della rete di soggetti privati aderenti.

Prenotare una visita, richiedere dei bonus, accedere al 730, consultare i referti medici sono pratiche che, per una persona nelle sue condizioni, vanno svolte a distanza. Anche perché le cure ad una persona disabile al 100% impegnano interamente chi la assiste.

Interfacce poco amichevoli

Ma vi è pure il caso contrario, quando è proprio l’amministrazione a pretendere che le pratiche vengano svolte online. Occupandomi di sistemi informatici e di privacy, di fronte ad interfacce poco amichevoli ho spesso pensato alle difficoltà degli anziani che non hanno chi li assista, quando il server funziona e ancor più quando presenta difficoltà di accesso.

Ho sentito esclamazioni di sconcerto di persone anziane anche solo quando viene richiesta una pec o una semplice e-mail, che però per un ultraottantenne può non essere così semplice da creare e consultare, in assenza di figli e nipoti.

In ogni caso ci dovrebbe essere sempre una alternativa che prenda in considerazione i casi particolari o le fasce deboli e che permetta di evitare che, in caso di interruzione della rete Internet, tutto si paralizzi. Un fenomeno, quest’ultimo, a cui, con la crisi energetica e con il rischio hacker (anche conseguenti alla situazione bellica), si dovrebbe porre molta attenzione.

Invece la sicurezza degli impianti informatici, la continuità della loro alimentazione elettrica e la cifratura sui server su cui vengono conservati i dati personali e sensibili di milioni di persone costrette a fornirli a causa della digitalizzazione spinta, spesso non vengono prese in adeguata considerazione.