ALESSANDRA MATTEUZZI: CARTABIA MANDA GLI ISPETTORI A BOLOGNA

DI RITA NEWTON

 

Anche Cartabia risponde alla pancia del paese o si sente in lizza per un altro ministero con il prossimo governo, perché, dopo la riforma che porta il suo nome, fa davvero ridere (se non ci fosse da piangere) la pretesa di mettere i puntini sulle i alla giustizia penale solo al superamento delle 125 donne uccise dal partner, fra cui tante che avevano denunciato.

Non ci sono i soldi, ministra. Non ci sono i soldi per assumere altro personale né per formare il personale che dovrebbe seguire questo tipo di casi, non ci sono i soldi per i braccialetti elettronici, non ci sono i soldi per le investigazioni. Come la scuola e la sanità, l’intera macchina della giustizia è rallentata e a volte impedita dalla penuria di fondi, e questo lei lo dovrebbe sapere.

E non ci sono leggi adeguate per garantire che alcuni fatti non si verifichino. Per esempio, le norme sulle lesioni impediscono di intervenire in moltissime situazioni in cui la vittima non denuncia per malinteso amore o per paura. E, se lo fa, le pene massime stabilite per legge sono così basse che il condannato prende pochi mesi e non viene mai chiuso dove non può far danno.

Le norme sullo stalking, nei casi in cui non vi siano reati gravi, prevedono per lo più prove soggettive, per cui se gli atti persecutori sono tanti ma di per sé lievi e la vittima non riesce a dimostrare di aver riportato effetti psicologici con timori per le conseguenze personali e familiari, il persecutore non viene condannato.

Ci sarebbe altro, ma in definitiva: i parlamentari varano leggi colabrodo, il ministero non stanzia fondi adeguati per prevenire i femminicidi, la stessa ministra propone una riforma di tagli ai processi che va nella direzione di favorire chi delinque, e alla fine arriva un’ispezione per controllare l’operato dei magistrati che stavano lavorando anche a ferragosto?

Può anche darsi che si trovi qualche foglio fuori posto, ma l’ispezione è un fare “la faccia feroce” dopo il delitto in modo che l’opinione pubblica non si accorga della mancata prevenzione di questi gesti radicati nella cultura del possesso di chi, maschio o femmina, giustifica il femminicidio con i centimetri di pelle scoperti.