MILITARE USA UBRIACA ALLA GUIDA UCCIDE MINORE. PAGHERA’ MAI?

DI RITA NEWTON

 

La vicenda della militare di stanza ad Aviano che ha ucciso un ragazzo con l’auto che stava guidando ubriaca non può essere collegata a quella del Cermis, dove c’era un aereo militare non in libera uscita, ma con ordini dal comando probabilmente coperti dal segreto militare.

Ma andiamo con ordine parlando del caso odierno, evidenziando in primo luogo che la donna non è libera come qualcuno ha scritto, ma agli arresti domiciliari, ovviamente alla base.

Inoltre non è vero che non sarà processata, ma sarà sottoposta a processo negli Stati Uniti in base alla convenzione di Londra che – come centinaia di altre convenzioni fra gli stati del mondo – stabilisce che il personale militare dei vari paesi (in questo caso della NATO) accusato di un reato sia processato nel proprio paese.

Queste convenzioni mirano a garantire che i propri soldati o diplomatici (anche i nostri, laddove ci sia una convenzione o comunque quando operiamo come NATO in Europa) non vengano sottoposti a trattamenti diversi dai civili per la funzione rivestita. Infatti potrebbero conoscere, ad esempio, segreti militari che potrebbero essere estorti o che addirittura siano coinvolti nella vicenda contestata e quindi ne impediscano un processo equo per l’impossibilità di rivelarli all’autorità di un’altra nazione.

Peraltro un militare, se si verificasse che ricorrono i presupposti, dovrebbe essere sottoposto alla corte marziale, quindi alle autorità militari del proprio paese.

Leggo commenti secondo cui i militari USA che commettono reati in un altro paese non pagheranno mai. E’ successo in alcune circostanze mentre erano in servizio, ma ricordo che per le torture di Abu Ghraib, per le quali fu condotta una inchiesta esaustiva che interessò anche diversi graduati, tra il 2004 e il 2006 undici soldati dell’esercito degli Stati Uniti, tutti congedati con disonore, furono condannati di fronte alla corte marziale con pene diverse, fino a dieci anni di reclusione, per torture psicologiche, fisiche e sessuali.

A volte le pene in USA sono anche più severe delle nostre. Per esempio un pedofilo statunitense responsabile di violenze su minori in Cambogia, scovato grazie ad Internet dalla Interpol, ha avuto una condanna a 20 anni di carcere. Qui ne avrebbe avuti da 5 a 10, magari qualcuno in più per le aggravanti ma meno lo sconto di pena per il rito abbreviato, rito che scelgono in genere i criminali che sanno di essere condannati.

Anche l’omicidio con guida in stato di ubriachezza è considerato reato grave negli USA. Lì le pene per questo reato, oltre al ritiro immediato della licenza di guida per almeno 10 mesi per l’ubriachezza, sono molto severe. In genere intorno ai 20 anni di reclusione per un solo omicidio, di più se ci sono anche altre vittime. E, ripeto, in questo caso c’é anche la possibilità di un tribunale militare, il cui verdetto influisce anche sulla carriera.

Ho preso molte volte posizione sulle azioni degli Stati Uniti, ad esempio raccontando dei finanziamenti vecchi e recenti a candidati alle elezioni politiche italiane o di interventi militari o di sostegno occulto ai dittatori in altri paesi, ed ho criticato alcune scelte della NATO, ma sempre basandomi sui fatti, altrimenti sarebbe un fanatismo non dissimile da quello talebano che condanniamo.

Il sistema della giustizia a volte non funziona e questo accade forse in tutto il mondo, ma se vogliamo davvero la giustizia è solo dai fatti che possiamo partire.