LA COSTITUZIONE, IL REDDITO DI CITTADINANZA E I TRUFFATORI

DI RITA NEWTON

 

Ho parlato ieri di quei politici che si rivolgono alla pancia del paese parlando di imposte sui redditi ma non conoscono la Costituzione o se ne fanno beffe. Oggi voglio ricordare altri due articoli della nostra Carta fondamentale:

Art. 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

Art. 38 “(…) I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Sorvolando per pietà sulla solidarietà politica, rilevo che dovere di “solidarietà economica e sociale” non significa fare la carità ai poveri ma pagare le imposte in modo che vengano garantiti i servizi principali anche agli indigenti e trovare soluzioni perché tutti i cittadini, anche se disoccupati, vivano con dignità.

Una di queste soluzioni è il reddito di cittadinanza, che esiste in quasi tutta Europa e mira ad assicurare mezzi adeguati a coprire le esigenze essenziali in caso di disoccupazione involontaria e altre situazioni di necessità che non hanno soluzione.

Fruitori e truffatori

Secondo l’Inps, su oltre tre milioni di persone interessate all’RdC, equivalenti in media a 1,5 milioni di nuclei familiari, due terzi sono minori, disabili e anziani e l’altro terzo è composto da persone con tassi di scolarizzazione molto bassi oggettivamente non in grado di essere stabilmente occupate.

Certo ci sono le truffe tanto sbandierate e usate dai politici demagoghi per attrarre il consenso di chi lavora e giustamente non vuole finanziare persone che non lo meritano, ma la Guardia di Finanza ha rivelato che il rischio di truffa si aggira sull’1-1,5%.

Un dato molto basso ma che tuttavia l’opinione pubblica ha l’impressione che sia elevato perché gli episodi di malversazioni vengono rimbalzati sui media solo con il numero dei truffatori e l’importo totale sottratto, che impressionano se non si rapporta il tutto all’importo complessivo per far capire la reale entità del problema.

RdC nel mirino

E’ frequente, prima dell’attacco a una categoria o ad un sostegno che si vuole tagliare, che la stampa e la TV facciano campagne denigratorie per compensare l’effetto sull’opinione pubblica dell’odiosità dei tagli sui servizi per le persone in stato di bisogno o per i bambini.

E’ accaduto ripetendo continuamente le notizie sui falsi invalidi in modo che l’opinione pubblica avesse la percezione di un fenomeno pervasivo e accettasse la riduzione degli aiuti alla stragrande maggioranza di persone davvero invalide e sulle cui difficoltà quotidiane oggettive non viene fatto un martellamento di servizi giornalistici.

Da un po’ di tempo succede con il reddito di cittadinanza, soprattutto sulla stampa di parte, con il duplice effetto, elettoralmente pagante, di poter attaccare contemporaneamente la misura e la forza politica che l’ha promossa.

Che fatta la legge si trovi l’inganno e ci siano furbetti che se ne approfittano non è strano, in un paese in cui ci sono tanti imprenditori che prendono fondi pubblici per aprire filiali nel mezzogiorno e poi trasferiscono l’attività al nord lasciando al sud un ufficio di facciata, oppure che prendono tanti soldi per investire in Italia e dopo un po’ si spostano all’estero provocando anche danni alle maestranze e all’indotto

Scelte di equità

Volendo eliminare il RdC giustificandolo con l’esistenza delle poche (in proporzione) truffe dovremmo eliminare anche quei tipi di finanziamenti alle imprese, nonché quelli a fondo perduto all’imprenditoria giovanile o femminile o alle start up, dove sono emerse truffe assicurative e dove con un prestanome o con altri raggiri si possono distogliere i fondi verso soggetti non aventi diritto.

Il principio di solidarietà è stato volutamente inserito nella nostra Carta fondamentale nonostante i costituenti fossero consapevoli che qualche disonesto potesse attuare truffe. Essi infatti avevano vissuto un’economia di guerra caratterizzata da gente senza scrupoli che approfittava del razionamento dei beni di prima necessità incurante di chi moriva di fame o senza medicine.

Pertanto, le misure di sostegno rivolte alle persone in stato di bisogno hanno radice nella Costituzione e, anche se si verifica qualche distorsione, non vanno eliminate ma migliorate, inserendo clausole più stringenti e continuando ad effettuare i controlli che per l’RdC la Guardia di Finanza, come evidenziano i media, sta già facendo.

 

Sullo stesso tema:

RdC e lavoro nero: Meloni incita alla guerra fra poveri